BOLZANO. L’avvertimento è d’obbligo: la storia è intricata, strappa qualche sorriso, ma è necessario mettersi d’impegno per capirne tutti i passaggi.

È il giorno della commemorazione dei morti quando una famiglia, residente fuori Bolzano, decide di cogliere l’occasione per fare visita ai nonni sepolti a Maso della Pieve nella tomba di famiglia comprata nel ’42 quando il Camposanto era ancora cornice del Duomo. Si tratta di una lapide a tre posti con all’interno le bare dei nonni, per l’appunto, e di una zia. Durante il raccoglimento, però, alla figlia della coppia scappa lo sguardo un poco più in alto su un nome che nulla c’entra con la famiglia. «Chi è quella signora?», si chiede con stupore.

Ecco, bella domanda, perchè in teoria quell’urna cineraria non dovrebbe trovarsi lì. «Un’amica della zia - commentano i genitori - ma di fatto un’estranea totale alla famiglia. Non dovrebbe affatto trovarsi all’interno della tomba della mia famiglia». Il caso arriva all’orecchio del consigliere comunale Claudio Della Ratta che commenta sbigottito: «Quindi all’interno del nostro cimitero è possibile scegliersi un loculo e chiedere di essere sepolti lì? Non è possibile che non venga effettuato nessun tipo di controllo su quanto avviene con le salme o le urne cinerarie». Effettivamente c’è da rimanere increduli nel trovarsi al cospetto di un ospite inaspettato tra i cari defunti.

Scavando, però, si scopre che in realtà qualche legame tra le persone esiste. L’estranea, infatti, era tutt’altro che estranea alla zia che riposa lì vicino. Le univa una stretta forma di amicizia tanto che risulta come l’erede universale di tutti i suoi averi. Dentro questa lista, e qui il caso davvero si infittisce, rientra la stessa tomba.

Secondo il servizio cimiteriae del Comune diretto da Tiziana Marcolin, dunque, la titolarità della lapide perenne non è affatto del figlio diretto dei nonni che la acquistarono, ma addirittura degli eredi della “sconosciuta”. Già perchè la zia l’avrebbe donata proprio all’estranea che, deceduta, l’ha lasciata ai propri cari. Secondo le procedure amministrative, quindi, non ci sarebbe stata alcuna irregolarità nell’assegnare lo spazio dell’urna cineraria alla legittima proprietaria.

Resta da capire come e quando sia avvenuto il contestato cambio, ma si rischia di entrare in un ginepraio patrimoniale difficilmente decifrabile. Di sicuro “ l’estranea”, nel giro di un pomeriggio, è diventata la padrona.

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