BOLZANO. Arnold Schuler non ci ha ripensato nella notte e nessuno glielo chiederà. Non entrerà in giunta. «Non mi hanno più chiesto di cambiare idea dopo l’altra sera. Sanno che ho deciso e basta». Ieri mattina Schuler era di nuovo lì, nell’ufficio del gruppo Svp in consiglio provinciale. Non se ne va dal partito, anticipa, accettando di rispondere alle domande. È arrabbiato, deluso, chiama in causa chi, come Durnwalder, «da mesi assicurava che sarei diventato assessore».

Il consigliere della Svp, il «ribelle», è la vittima del più clamoroso caso di imboscata di franchi tiratori che il suo partito ricordi. Nella Svp si discute fino allo sfinimento nelle riunioni interne, quando i decibel si alzano e tremano i vetri, ma alla fine una decisione viene presa, e vale per tutti. Capitano i franchi tiratori, ma due o tre al massimo, come sperimentato da Julia Unterberger al momento della elezione a presidente del consiglio provinciale. Nove o dieci colleghi di partito che ti votano contro non si erano ancora visti. Solo 15 voti a favore mercoledì nella prima votazione (compresa opposizione e Pd). Alla seconda chiamata i voti Svp sono tornati a casa e Schuler ha ottenuto 22 preferenze, più che sufficienti per l’ingresso in giunta, ma ormai era troppo tardi. Ieri la Svp raccoglieva le macerie. Tutti sotto shock per un gioco che sembra essere sfuggito di mano. Il partito è nella bufera, tanto che papabili come Martha Stocker, Julia Unterberger e Veronika Stirner Brantsch fanno un passo indietro. Schuler si racconta così.

Ha ricevuto uno schiaffo dal suo partito. Oltre a non accettare l’incarico di assessore, sta valutando se uscire dalla Svp?

«No, resto qui. Non ho più nulla da perdere e moltissime persone che mi chiamano per darmi solidarietà».

Più di un collega critica la sua decisione, sostenendo che avrebbe potuto aspettare la seconda votazione.

«Anche Karl Zeller, Obmann del Burgraviato, l’altra sera mi ha chiesto di non rinunciare, perché è stato fatto tanto per garantire al nostro circondario l’ingresso in giunta dopo le dimissioni di Laimer e Berger. Ma andare in giunta per fare cosa? Il segnale arrivato era inequivocabile: non ero gradito, non avrei potuto lavorare. Avevo messo in conto di andare sotto di due o tre voti al primo giro, ma una decina sono troppi. Non è facile rinunciare, avevo iniziato a studiare materiale sull’urbanistica. In fondo mi basterebbe dire solo sì... Ma non per occupare una poltrona».

Non aveva proprio capito che stava per arrivare il colpo?

«Negli ultimi giorni c’era la questione strana delle competenze».

In che senso?

«Durnwalder mi aveva annunciato che nella ridistribuzione delle competenze avrei ricevuto urbanistica, personale e turismo. Poi c’è stata una decurtazione, di cui sono venuto a sapere leggendo i giornali, e il mio incarico avrebbe riguardato solo natura, paesaggio e sviluppo del territorio, libro fondiario e catasto. Ho accettato questa riduzione, l’urbanistica mi interessa. Invece mi hanno voluto dare una lezione e non si capisce più nulla.I miei colleghi...».

Lei pensa che sia stata una azione organizzata?

«Sì, almeno in parte. Sono troppi voti per non esserci stata una concertazione».

Verdi e Lega avevano annunciato il voto a suo favore. Ritiene che ciò possa averla danneggiata?

«Qualcuno in giunta poteva essere infastidito se fossi arrivato con più voti di quelli che avevano ricevuto loro. Ma non fa bene al partito un clima più disteso con l’opposizione? Questa storia non danneggia me, ma la Svp». (fr.g.)

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