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BOLZANO. Bolzano si è presa la sua festa per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Domenica a centinaia hanno partecipato alle celebrazioni. Un risarcimento per il dimesso debutto del 17 marzo. «E' esplosa una voglia di valori, che di sicuro non è nazionalismo e viaggia al di sopra dell'appartenza politica. Un sentimento, credo, vissuto più dalla popolazione che dalla politica»: racconta Giulio Clamer, presidente della società «Dante Alighieri». Tra i primi a segnalare il problema dell'organizzazione in tono minore dell'alzabandiera del 17 marzo è stato l'ex sindaco Giovanni Salghetti, parlando di «cerimonia da carbonari». Lo hanno seguito in molti. Polemiche «da imbecilli», secondo il sindaco Luigi Spagnolli. Salghetti non polemizza: «Vedo che sono finito nella categoria degli imbecilli...». Preferisce constatare che «c'è stata una riflessione da parte di tutti, si è capito che c'è la voglia di ritrovarsi come comunità. E ciò non significa essere contro qualcuno: abbiamo presente che viviamo in una realtà particolare, ma a volte possiamo essere orgogliosi di appartenere a un Paese che per tante cose va criticato, ma ha dato anche molto, dall'arte alla nostra autonomia». Conclude Salghetti: «Il 17 marzo c'è stata una preoccupazione immotivata di innervosire qualcuno. Non serviva: il presidente Napolitano ha messo tutto in una luce talmente nobile...». La «Dante Alighieri» è una delle protagoniste delle celebrazioni. Siede al tavolo di coordinamento insediato al Commissariato del governo e organizza numerosi degli eventi in agenda nei prossimi mesi (l'1 aprile al Rainerum, alle 20.30, serata sul bel canto italiano con letture di Dante». Clamer pone con semplicità il problema emerso in questi giorni: una parte della città, il gruppo italiano, ha protestato perché si aspettava qualcosa che all'inizio non ha avuto. Clamer spende però parole a favore di Spagnolli: «Almeno ha cercato di mediare. Ad altri invece il coraggio è mancato del tutto». La gestione del 17 marzo in alcuni dei centri principali è oggetto di abbondante polemica. La lettura di Clamer trova d'accordo un politico come Alberto Sigismondi (Pdl), che ha organizzato la cerimonia trasversale di domenica al circolo Gentile: «Abbiamo capito che c'era una domanda che rischiava di restare senza risposte. La politica d'ora in poi deve comportarsi in modo diverso con il gruppo italiano». Racconta Clamer: «Bolzano sta condividendo la voglia di appartenenza a un mondo di valori che attraversa tutta l'Italia in questi giorni, così bene rappresentata dal presidente Giorgio Napolitano». Alla «Dante Alighieri» se ne sono accorti già il 17 marzo: «Abbiamo organizzato l'annullo postale al circolo militare unificato di via Druso. Sono arrivati a migliaia: una cosa mai vista. Di solito si presentano pochi appassionati. E ieri (domenica, ndr) un'altra bella testimonianza. Lo ripeto, c'è come l'impressione che questa sentimento sia sfuggito alle istituzioni». Alle accuse di nazionalismo e alle prudenze di chi se ne fa carico subito Clamer risponde rimandando ancora a Napolitano: «Ero al Quirinale il 21 febbraio per un incontro in vista delle celebrazioni. E' stato chiaro a tutti che stavamo per affrontare una occasione non politica ma di appartenenza valoriale». (fr.g.)
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