PHOTO
BOLZANO. E adesso, chi fermerà la musica, direttore? «Ormai nessuno. Bolzano tirerà la volata a tutti gli altri Conservatori italiani. Diventare università significa coronare un sogno. Sicuramente il mio. Ma anche quello che hanno coltivato musicisti e studiosi per secoli...». Giacomo Fornari dopo il via libera in Parlamento dell’«Università dei Conservatori» è pronto ad accompagnare il Monteverdi lungo un percorso evolutivo già tracciato ma ancora da definire.
Tra gli emendamenti dei deputati Svp accolti sta in primo piano la norma che crea la cosiddetta Università del Conservatorio. In sostanza il Conservatorio Monteverdi di Bolzano verrà incorporato nella Libera Università di Bolzano, un progetto pilota unico in Italia.
E adesso, direttore?
Sono entusiasta. Bolzano sarà il Conservatorio-pilota. Passeremo da una struttura tradizionale ad una estremamente innovativa. Dotarci di una identità universitaria significa accentuare le nostre qualità, le specificità identitarie di una istituzione gloriosa e vecchia di secoli, nata a Venezia trecento e più anni fa , per proiettarla in un’altra dimensione.
Tranquillo?
Quello magari no.
E perché?
È naturale che un conto è avviare il percorso, un altro portarlo a termine. Ci saranno delle difficoltà. Ma in queste occorre vedere soprattutto le opportunità.
Difficoltà di che tipo?
Amministrative, mi viene subito da dire. Ci sono strutture diverse da conciliare. Percorsi di studi, compatibilità ambientali e professionali. Non sarà semplice.
Il modello?
Beh, per ora direi quello della Musik Universität viennese. Il mondo italiano e quello tedesco hanno diverse tradizioni ma sapremo trovare una via mediana capace di non perdere nulla per strada dei nostri valori.
Per cominciare, oggi il Conservatorio non è solo istruzione accademica ma anche scuola media, scuola superiore...
E certo, questo è il primo problema. Ma a Bolzano è più risolvibile che altrove. Esistono già gli istituti musicali. Tra le varie scuole abbiamo 23 mila allievi sotto i 18 anni. Per accompagnare la creazione di una facoltà di musica, l’idea può essere quella della creazione di un liceo musicale. Che ora non c’è ma potrebbe esserci.
E dunque, prima il liceo musicale e poi l’università.
Appunto. Sarebbe il modo corretto per conciliare l’attuale struttura a quella che ci attende.
Ma non ci sono precedenti a cui guardare, no?
È questo l’interessante di quello che ci aspetta. Non avere specifici punti di riferimento ma una serie di modelli adattabili ma non in toto. C’è la possibilità di fare qualcosa di assolutamente inedito che serva da guida prima alle altre istituzioni nazionali ma che possa guardare anche all’Europa. Servirà soprattutto adattarci, essere flessibili e creare un percorso armonico tra tradizione e innovazione, tra vecchia e nuova struttura. Naturalmente il faro deve essere il mantenimento se non l’accrescimento dell’assoluta qualità che oggi il Monteverdi è in grado di garantire.
Quale potrebbe essere la configurazione della nuova facoltà della musica?
Ne parlerò ancora col rettore Paolo Lugli, naturalmente. E con tutti i soggetti interessati. Ma un modello a cui guardare, anche sul piano burocratico e gestionale, potrebbe essere l’Eurac. O un istituto collegato ancor più alla Lub di quanto non sia l’Accademia europea ma dotato di una sua autonomia di percorsi.
Per arrivare a cosa?
Formare non solo musicisti, esecutori ma anche nuove professionalità legate alla musica e alla sua gestione.
Tra gli emendamenti dei deputati Svp accolti sta in primo piano la norma che crea la cosiddetta Università del Conservatorio. In sostanza il Conservatorio Monteverdi di Bolzano verrà incorporato nella Libera Università di Bolzano, un progetto pilota unico in Italia.
E adesso, direttore?
Sono entusiasta. Bolzano sarà il Conservatorio-pilota. Passeremo da una struttura tradizionale ad una estremamente innovativa. Dotarci di una identità universitaria significa accentuare le nostre qualità, le specificità identitarie di una istituzione gloriosa e vecchia di secoli, nata a Venezia trecento e più anni fa , per proiettarla in un’altra dimensione.
Tranquillo?
Quello magari no.
E perché?
È naturale che un conto è avviare il percorso, un altro portarlo a termine. Ci saranno delle difficoltà. Ma in queste occorre vedere soprattutto le opportunità.
Difficoltà di che tipo?
Amministrative, mi viene subito da dire. Ci sono strutture diverse da conciliare. Percorsi di studi, compatibilità ambientali e professionali. Non sarà semplice.
Il modello?
Beh, per ora direi quello della Musik Universität viennese. Il mondo italiano e quello tedesco hanno diverse tradizioni ma sapremo trovare una via mediana capace di non perdere nulla per strada dei nostri valori.
Per cominciare, oggi il Conservatorio non è solo istruzione accademica ma anche scuola media, scuola superiore...
E certo, questo è il primo problema. Ma a Bolzano è più risolvibile che altrove. Esistono già gli istituti musicali. Tra le varie scuole abbiamo 23 mila allievi sotto i 18 anni. Per accompagnare la creazione di una facoltà di musica, l’idea può essere quella della creazione di un liceo musicale. Che ora non c’è ma potrebbe esserci.
E dunque, prima il liceo musicale e poi l’università.
Appunto. Sarebbe il modo corretto per conciliare l’attuale struttura a quella che ci attende.
Ma non ci sono precedenti a cui guardare, no?
È questo l’interessante di quello che ci aspetta. Non avere specifici punti di riferimento ma una serie di modelli adattabili ma non in toto. C’è la possibilità di fare qualcosa di assolutamente inedito che serva da guida prima alle altre istituzioni nazionali ma che possa guardare anche all’Europa. Servirà soprattutto adattarci, essere flessibili e creare un percorso armonico tra tradizione e innovazione, tra vecchia e nuova struttura. Naturalmente il faro deve essere il mantenimento se non l’accrescimento dell’assoluta qualità che oggi il Monteverdi è in grado di garantire.
Quale potrebbe essere la configurazione della nuova facoltà della musica?
Ne parlerò ancora col rettore Paolo Lugli, naturalmente. E con tutti i soggetti interessati. Ma un modello a cui guardare, anche sul piano burocratico e gestionale, potrebbe essere l’Eurac. O un istituto collegato ancor più alla Lub di quanto non sia l’Accademia europea ma dotato di una sua autonomia di percorsi.
Per arrivare a cosa?
Formare non solo musicisti, esecutori ma anche nuove professionalità legate alla musica e alla sua gestione.


