BOLZANO. La Lub (la libera Università di Bolzano fondata nel 1997) finirà in carcere. È questa l'idea su cui si sta lavorando in Provincia. No, non si tratta di inchieste giudiziarie ma di un progetto urbanistico che prevede, una volta conclusi i lavori del nuovo polo carcerario a Bolzano sud, di installare in via Dante una nuova facoltà e (forse) uno studentato. Entusiasta Renzo Caramaschi: "Il centro storico sarà percorso da una direttrice urbana della cultura che da via Cassa di Risparmio, col nuovo museo in arrivo, toccherà il Museion e, prima di ponte Druso, l'Università".

Il progetto sta accelerando. E il perchè è legato a due ragioni, tutte contrattuali. La prima è che è stato sbloccato l'iter ministeriale per il project financing, il partenariato pubblico-privato (costo 72 milioni per 18mila metri quadri e concessione agli aggiudicatari) che sta alla base dello scambio Stato-Provincia: quest'ultima costruirà il nuovo carcere, Roma cederà l'area del vecchio.

Il piano nazionale prevedeva la consegna dell'opera nel 2016 ma alcuni ricorsi delle ditte che avevano partecipato al bando indetto da palazzo Widmann e lo storno dei finanziamenti governativi l'hanno fatta slittare. Ora, finalmente c'è una data certa: giugno 2018. L'altra ragione risiede nella parallela accelerazione dei piani di intesa per la cessione delle aree militari alla Provincia.

"Stiamo per concludere positivamente il passaggio di molte caserme dal ministero della Difesa a noi" conferma Thomas Mathà, che dirige la ripartizione provinciale che si occupa di contratti pubblici, l'agenzia degli appalti. Per Bolzano significa che diverrà patrimonio territoriale la caserma Huber di viale Druso. E' in questa prospettiva che, alcune settimane fa, il rettore della Lub, Paolo Lugli, aveva immaginato di portare lì la nuova facoltà di Ingegneria. Un corso ritenuto strategico dalla Provincia stessa: "E' così - argomenta Mathà - per una semplice ragione: Innsbruck non la possiede e Bolzano potrebbe aumentare la sua attrattività internazionale”.

Sì a Ingegneria e sì ai necessari nuovi spazi pubblici per ospitarla, dunque. Ma con una variante in corso d'opera: l'installazione avverrà in via Dante e non in via Druso. Con due motivazioni di fondo. La prima è che l'area di via Dante si libererà prima: se nel 2018 è prevista la consegna del nuovo polo carcerario, è probabile che già dall'anno successivo si potrà avviare la ristrutturazione delle vecchie celle.

La Huber, invece, passerà alla Provincia in uno scenario più lontano e i suoi spazi verrebbero ritenuti funzionali ad operazioni immobiliari legate a edifici di tipo sociale tanto che l'Ipes ha inserito l'area nei suoi possibili programmi costruttivi a lunga scadenza. La seconda ragione è logistica. Un conto è alloggiare gli studenti in fondo a via Druso, un altro in pieno centro. Che la Provincia stia posizionando tutti i tasselli per offrire un contenuto prestigioso al contenitore ultimamente degradato in fondo a via Dante, era forse già scritto.

Basta rileggersi il profilo urbano e storico che ne aveva tratteggiato il ministero a Roma quando si era trattato di avviare, nel lontano 2010, l'iter del piano carceri: "Si tratta - scrive la nota - di un edificio austro-ungarico che risale alla fine dell'Ottocento, situato in pieno centro storico ma che, alla luce del piano stesso, non possiede spazi per sale di socialità e ambienti per lavorazioni". Un luogo, insomma, che col carcere non c'centra nulla. Ma invece molto adatto ad ospitare, per la sua raffigurazione storica e urbana, istituzioni legate alla vita culturale della città.