BOLZANO. Sente di aver fatto il suo lavoro, Walter Lorenz. In sostanza: ha fatto dell'Università la punta di diamante dell'Alto Adige riformista. Quello che vuole aprirsi al mondo. E dopo che ha detto: «Signori, questo è il mio ultimo anno accademico...», riceve la stretta di mano ideale di Kompatscher: «L'ateneo è il pioniere di una società capace di liberarsi anche mentalmente».

Perché nel 2016 il rettore saluterà. Otto anni, due mandati. «Ha portato la nostra istituzione nell'età adulta» lo omaggia il presidente Konrad Bergmeister. Perché questo è, infatti, il diciottesimo anno.

Dati alla mano, è cresciuta bene l'università. Iscritti oggi 3.259 studenti, da cinquanta paesi diversi, con 1.900 altoatesini (il 58%), 108 ricercatori, 400 docenti.

Davanti a Durnwalder, il fondatore, il governatore altoatesino in carica e a tutte le autorità della provincia, rettore e Bergmeister annunciano le novità: partirà una laurea triennale in arte che si affiancherà a quella di design («abbiamo il Museion vicino» spiegano) e poi si punta ai centri di eccellenza nei settori più territorialmente di prospettiva: impresa familiare, medie informatizzate (web medie con i dottorandi in cattedra), pedagogia infantile, inclusività.

«Il plurilinguismo da questione accademica - dice poi Bergmeister, finita la prolusione- è diventata ormai sostanza politica. La Lub è il motore che ha avviato le sperimentazioni in tutto il territorio. L'apertura al plurilinguismo e alla multiculturalità non è più frenabile. Ed è l'Università la garanzia di questo percorso socioculturale».

Insomma, hai voglia a dirla una cattedrale nel deserto. Visto che ha già avviato il trasferimento dei suoi ricercatori di punta nel nuovo Polo dell'innovazione in Zona e che ai primi di dicembre la Lub coi suoi vertici si presenterà in consiglio provinciale.

E con un messaggio chiaro: da un Alto Adige aperto, tollerante, plurilingue non si torna più indietro. Per questo Lorenz indossa il suo mantello più sereno che non il primo anno.

Rettore, dicono che l'Università non entra nel dibattito, nei temi che toccano la città...

«Dobbiamo essere più presenti, questo è certo, offrire i nostri contributi. Ma attenzione...»

A cosa?

«A non entrarci troppo direttamente nei dibattiti e nelle polemiche. Dobbiamo preservare la nostra indipendenza e autonomia. Nessuno ci può o deve tirare per la giacca. Noi siamo chiamati ad approfondire. E siamo qui».

Il plurilinguismo è una lezione anche per tutta la provincia...

«Lo è in senso assoluto. Apertura, conoscenza dell'altro, multiculturalità: ecco il nostro messaggio. Contro tutte le chiusure e i confini».

Ma uno si chiede: cosa si privilegia tra bilinguismo e scienza? Sapere tante lingue non è che rischia di sopravanzare il sapere tout court?

«È stato questo il nostro cruccio, fin dall'inizio. Trovare un punto di equilibrio. E penso che lo si è trovato. Di più: l'esperienza ci dice che la conoscenza di più lingue induce a conoscere sempre di più anche a livello scientifico puro».

Cosa si aspetta dall'Alto Adige della politica?

«Che rifugga dall'isolamento. Noi possiamo solo mostrare come si può fare. Ma ci sono le responsabilità più alte a decidere in che modo seguirci».

Un obiettivo che vuole raggiungere.

«L'Euregio degli atenei. Siamo a buon punto ma l'orizzonte è mettere saldamente in rete Bolzano, Trento e Innsbruck cercando di avere un approccio organico a tutte le sfide che si sono aperte sui nostri territori. Dall'innovazione alle lingue. Che sono i nostri due poli d'attrazione irrinunciabili».

All’attesa inaugurazione dell’anno accademico il presidente Bergmeister ha affrontato invece altri temi su cui si concentrerà la ricerca di unibz in futuro: il turismo, l’enologia, l’inclusione, il plurilinguismo ma anche l’automazione, l’arte e le imprese familiari, il cui ruolo resta fondamentale.

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