BOLZANO. A quasi quattro anni dai fatti si è rimesso in moto, seppur lentamente e tra diverse incognite, il processo a carico del gruppo di albanesi protagonisti di una inaudita aggressione ad alcuni giovani altoatesini durante una festa danzante la sera del 7 giugno 2013 all’hotel Sheraton a Bolzano sud, nella struttura della Fiera. Ieri davanti al giudice Carlo Busato (subentrato al collega Leitner, ora in servizio al Consiglio di Stato a Roma) ha deposto per quasi due ore una delle vittime della brutale aggressione. Si tratta di una giovane bolzanina di 27 anni, al momento domiciliata in Svizzera, che la sera dei fatti dopo aver cenato con alcuni amici ed il fratello, si era recata in loro compagnia all’hotel Sheraton per l’appuntamento danzante. La sua è stata una deposizione drammatica risultata perfettamente in linea con le indicazioni con cui la Procura della Repubblica tre anni fa dispose con citazione diretta il processo a carico di sei albanesi accusati di aver trasformato in pochi secondi bar e sala danzante in un inferno. Fu proprio la Procura, a conclusione dell’inchiesta, a segnalare che il gruppo di albanesi finito alla sbarra era solito recarsi a feste (riservate ai giovani) nei locali pubblici notturni allo scopo di provocare incidenti e tensione. «Volevano picchiare a sangue per puro piacere di violenza» scrisse la Procura. Il quadro emerso ieri durante la deposizione di una delle vittime è proprio questo. La giovane altoatesina ha raccontato di essere arrivata alla festa verso le 23 in compagnia del fratello e di alcuni amici. «Era finita la scuola ed era finito anche il periodo degli esami - ha raccontato in aula - c’era una bella atmosfera ed era una bella serata d’estate. Avrebbe dovuto essere una festa, per tutti». In realtà pochi minuti dopo, la ragazza sudtirolese (che all’epoca aveva 23 anni) fu avvicinata da due ragazzi. «Volevano abbordarmi - ha raccontato in aula - ha sempre parlato uno solo, quello più piccolo. L’altro gli stava vicino, ma stava zitto». La ragazza ha raccontato di essersi sentita infastidita. «La loro presenza non era piacevole» ha puntualizzato. Fu così che la ragazza pensò di cambiare posizione nella sala e raggiunse il fratello per andare a bere qualcosa al bar. I due però la seguirono e pochi istanti dopo iniziò il finimondo. Tra il fratello e i due aggressori non vi sarebbe stato neppure uno scontro verbale. I due stranieri avrebbero aggredito il fratello ed un suo amico dapprima a calci e pugni, poi a colpi di bottiglia. Un escalation di violenza impressionante. Anche la ragazza rimediò un colpo in pieno viso (zigomo sinistro) e iniziò a sanguinare dalla bocca mentre il fratello era a terra con diverse ferite. Dopo i primi colpi gli altoatesini coinvolti si trovarono circondati da sei /sette stranieri. «Ebbi l’impressione - ha raccontato ieri la giovane al giudice - che si trattasse di un’aggressione organizzata». La ragazza ha raccontato di essere stata sotto shock. Ha detto di aver visto il volto del fratello completamente insanguinato mentre alcuni degli aggressori gli urlavano «Ti ammazziamo!» Ieri uno dei difensori, l’avvocato Angelo Polo, ha parlato di rissa ma è stato subito zittito dalla parte lesa che ha puntualizzato: «Non fu una rissa ma una aggressione». Complessivamente i ragazzi altoatesini usciti feriti dalla serata incubo furono quattro. Ora il processo, aggiornato al 5 aprile, rischia di dover ripartire da zero in quanto gli avvocati difensori potrebbero non dare il consenso a considerare valide le testimonianze rese nelle precedenti udienze quando in presenza di un altro giudice. Ieri, però, su richiesta della Procura, il giudice Carlo Busato ha unificato in un unico fascicolo anche un secondo procedimento avviato per episodi sempre di violenza avvenuti pochi giorni dopo davanti all’«Exclusiv», nota discoteca di Lana. Per tutti gli imputati le accuse parlano di lesioni volontarie con l'aggravante di aver agito per motivi futili e abietti (cioè per «puro piacere di violenza») e con crudeltà «colpendo le persone offese con brutalità, anche a rischio di lesioni molto gravi». Ieri nessuno degli imputati era presente in aula, La teste ne ha riconosciuti due dalle foto segnaletiche delle Forze dell’ordine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA