BOLZANO. Come un fiume in piena, il decreto sulle vaccinazioni obbligatorie ha rianimato il mondo «no vax» o «free vax», come preferiscono farsi chiamare. È una galassia che esiste da molti anni, che ora si ritrova, dialoga e soprattutto vede aumentare in modo esponenziale la propria base. Le oltre 3 mila persone che hanno sfilato in corteo venerdì sera a Bolzano gridando «libertà» e «Freiheit» sono un fenomeno tutto speciale per l’Alto Adige. Nessun altro tema riuscirebbe a intrecciare così italiani e sudtirolesi, ambientalisti e destra tedesca. «Ma siamo soprattutto genitori», rivendica Roberto Rebellato (di Verano), uno degli organizzatori della fiaccolata.

Davanti al palazzo provinciale hanno preso la parola i rappresentanti di questa galassia, che va da Florian Laner (Aegis Bz-Tirol), a Reinhold Holzner (Ökokinderrechte Südtirol), Patrizia Filippi (Vaccinare informati) e Bruno Mandolesi (Primum non nocere). Il gruppo di Vaccinare informati, partito da Trento, si è radicato in Alto Adige, incontrando movimenti locali, spesso emanazione di realtà tedesche o austriache.

«Siamo in contatto continuo», racconta Patrizia Filippi. Il successo della fiaccolata verrà messo subito a frutto, anticipa Rebellato: «Nei prossimi giorni organizzeremo una riunione tra le diverse associazioni. Poi chiederemo un incontro alla assessora Martha Stocker». L’appuntamento verrà fissato, anticipa Martha Stocker, che da settimane è impegnata in trattative romane per ottenere misure ad hoc in Alto Adige. «Avremo più libertà di manovra sulla organizzazione, ma non sull’ammissione a scuola, che ricade nell’ambito della tutela della sanità pubblica», avverte Martha Stocker. I deputati della Svp e del Pd locale hanno votato a favore del decreto, mentre c’è stato il no di Florian Kronbichler.

Il decreto legge prevede dieci vaccini obbligatori, senza i quali non sarà possibile l’iscrizione agli asili nido e alle scuole per le infanzia. Per i non vaccinati tra i 6 e i 16 non potrà scattare l’esclusione dalla scuola dell’obbligo, ma i genitori dovranno pagare sanzioni pecuniarie.

Il gruppo di Vaccinare informati, racconta Rebellato, è presente da sette anni in Alto Adige: «La richiesta di base è che venga garantita la libertà di scelta. Chiediamo di non essere chiamati “no vax” perché non siamo contro i vaccini. Contestiamo un obbligo di vaccinazione combinato di dieci prodotti diversi, che consideriamo pericolosi». Si preparano a una battaglia legale: «Gli avvocati lavorano da settimane. Ora che c’è un testo preciso contiamo di agire, perché riteniamo che ci siano i margini giuridici». La campagna «free vax» non provoca reazioni solo nella comunità scientifica. Alla rabbia dei genitori che rivendicano «libertà», rispondono sul web altri genitori che arrivano a definirli «assassini». Di questo parla Rebellato: «Sta nascendo la guerra tra le famiglie, lo scenario peggiore. È uno scontro tra paure. Noi temiamo i vaccini, gli altri sono angosciati dalle malattie. È una guerra sociale assurda. Non vogliamo imposizioni. Chiediamo di essere liberi di decidere, come accade nel resto d’Europa, dove non esiste l’obbligo e i tassi di vaccinazione sono alti». Al di là dei ricorsi giudiziari, ci saranno gli obiettori, annuncia: «Ci sono sempre stati, adesso subentra il tema dell’esclusione dagli asili. I genitori si stanno organizzando. Nella terra delle Tagesmütter sarà più facile che altrove». Florian Laner (di Nalles) racconta un mondo con numeri imponenti: «Noi di Aegis abbiamo iniziato a incontrarci in Alto Adige dal 2006. I numeri sono alti. Ai nostri forum annuali arrivano 3-5 mila persone. Sicuramente moli altri si aggiungeranno, come sono cresciute altre associazioni. La mia stima è che dagli anni Ottanta nella nostra provincia i non vaccinati siano stati 18-22 mila».

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