VADENA. Costata oltre 2,7 milioni di euro, realizzata dalla provinciale Strutture Trasporti Alto Adige in collaborazione con la Business Location Südtirol, la nuova pista di prova della Iveco Defense Vehicles oramai è pronta.

Nei giorni scorsi si è asfaltato e si sono montati i guard rail. Qui verranno messi a dura prova i blindati Lince prodotti nello stabilimento bolzanino di via Volta. Si conclude così la realizzazione del Safety Park di Vadena. Non finiranno invece le polemiche. Perché, nonostante le barriere anti-rumore montate tutto attorno alla nuova pista, con ogni probabilità l’inquinamento acustico, a Vadena, è destinato ad aumentare.

I lavori, cominciati nel luglio dello scorso anno dall’Associazione temporanea di imprese formata da Alpenbau e Unionbau, ormai sono in fase conclusiva. Questa settimana si è asfaltato e si sono montati i guard rail laterali. Mancano i collaudi e qualche autorizzazione burocratica formale, ma è questione di pochi giorni.

L’area interessata si trova al Safety Park, sul versante contro il Monte di mezzo. A dividerla dal resto dell’impianto di Vadena c’è una barriera antirumore. La pista è molto più ampia di quella storica di Bolzano Sud e dispone di più settori.

Il primo appena si entra è il guado: una profonda rampa scende di cinque o sei metri. Il fondo verrà allagato e i Lince dovranno provare la traversata, per uscire poi dalla rampa in salita, sul versante opposto. Emersi dal guado, li aspetterà la rampa trasversale con inclinazione del 30%. Per le sole ruote destre andando, per le sole sinistre tornando. Poco oltre, un edificio particolare: sotto c’è l’officina al coperto, con tanto di buca per controllare il fondo dei mezzi e aggiustare eventuali guasti; sopra, sul tetto, stanno invece quattro differenti rampe, con inclinazioni del 30, 40, 50 e 60%, realizzate con fondi differenti: dal cemento zigrinato al ciottolato. Sulla più ripida, in discesa si fa molta fatica a stare in piedi.Scesi dalle rampe che fanno da tetto all’officina, la pista prosegue con un curvone e successivo rettilineo. All’interno del curvone, le prove cosiddette twist: alte onde di asfalto alternate, una sulla destra, una sulla sinistra, per mettere alla prova telai e sospensioni di mezzi pesanti e leggeri. C’è poi un blocco di cemento per testare il verricello. Proseguendo, un altro curvone. Questo secondo non è asfaltato come il primo, dove si prova la velocità dei mezzi. Qui si affrontano i terreni complessi. La prima parte di curva - disseminata di sassi di dimensioni tutt’altro che trascurabili, annegati nel cemento - in gergo si dice ciottolato russo. Più oltre c’è il pavé belga: cubetti molto alti, sfalsati, molto distanti uno dall’altro. Il massimo per demolire in pochi metri un’auto. E anche una moto da fuoristrada. Ma non i Lince. Ché i russi (e non solo) li vogliono perfetti. L’ultima prova da superare sono i gradini: da 29, 34, 39 e ben 45 centimetri.