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COLFOSCO. Settimana bianca con scontrino rigorosamente in bianco. E' un pandant fastidioso quello segnalato da Luca Bortolami, turista milanese "abbonato" alla val Badia, che nei giorni scorsi si è trovato di fronte a una serie incredibile di disavventure fiscali nelle valli ladine. Pranzare in quota, si sa, è abitudine consolidata per gli amanti della neve, ma l'aria frizzantina della vetta evidentemente nuoce alle stampanti di scontrini regolari che, in tempi di cinghia familiare che si stringe sempre più, vengono giustamente pretesi dai clienti più attenti. Capita così che Bortolami prima si stupisca dell'irregolarità e poi scriva una dettagliata mail con la propria esperienza che, purtroppo, palesa pure una certa fantasia tra gli esercenti. Creatività che scarseggia un po' di più nel momento di fornire una qualche spiegazione. «Sono rimasto amareggiato dal comportamento di alcuni operatori turistici - scrive Bortolami - della mia adorata Badia. Ho pranzato sulle piste per quattro giorni e in tre occasioni non mi è stato rilasciato lo scontrino fiscale. Due volte l'ho chiesto espressamente, mentre la terza nemmeno me ne sono accorto. Il tutto in un momento in cui tutti dobbiamo darci una mano e su un territorio già abbastanza aiutato dalla fiscalità nazionale». Dopo il preludio, prima tappa del giro dello scontrino. «Il 6 gennaio pranzo presso il ristorante "La Stua" presso il Rifugio "Edelweiss" a Colfosco e ricevo uno scontrino che appare in tutto e per tutto fiscale se non fosse privo della prevista dicitura riportante la partita Iva della società, il che esclude possa essere ritenuto tale. Ho pagato 40,50 euro per persona con carta di credito, ma mi sono accorto solo in un secondo momento dell'errore per cui ho provveduto ad avvertire la Guardia di finanza che potrà tranquillamente verificare la transazione dal mio conto. Non solo, nello stesso ristorante mi volevano negare l'acqua del rubinetto nonostante esista una legge precisa che impone all'esercente di consegnarla se richiesta. L'avrei pure pagata». La notizia porta un prevedibile scompiglio all'interno del Rifugio, da dove risponde la responsabile Maria Grazia Kostner. «I miei camerieri hanno l'obbligo di rilasciare lo scontrino: chiedo al signor Bortolami di inviarmi copia dello stesso per verificare cosa sia accaduto». Già, ma il problema non è non averlo fatto, ma averlo stampato senza partita Iva. A questo punto, però, compare il provvidenziale guasto della stampante: «Possiamo dimostrare di aver avuto dei problemi tecnici proprio nei giorni scorsi che ci hanno fatto impazzire». Appurata l'esistenza della stampante capace di saltare le righe a sua discrezione, verifichiamo l'episodio dell'acqua. «Se tutti cominciamo a chiedermi quella del rubinetto allora posso anche chiudere - il commento lapidario di Kostner - e ho scoperto l'esistenza della legge solo dopo l'episodio. In ogni caso posso chiederne il pagamento». Il secondo episodio riportato da Bortolami ci porta al rifugio Utia Baby in località Freina: la vicenda assume contorni comici. «Mi è stato consegnato un documento non fiscale che riportava a chiare lettere la sua natura e che mi invitava, qualora lo avessi voluto, a richiedere personalmente lo scontrino fiscalmente valido. Non si tratta, però, di un diritto del consumatore, ma di un obbligo dell'esercente». Terzo e ultimo pranzo l'8 gennaio a Piz Seteur a Plan de Gralba dove gli avvenimenti si fanno più "classici". «Qui - chiude Bortolami - ho semplicemente dovuto chiedere esplicitamente lo scontrino che altrimenti non mi sarebbe stato consegnato». Netta, pur se confusa, la replica del responsabile da noi contattato ieri: «Impossibile, facciamo tutto in regola al mille per mille, specialmente a pranzo e con gli italiani». Scusi, perché con i tedeschi? «Diciamo al 99,9%, ma vogliamo essere in regola. Poi capita chi ti denuncia, ricorda male la somma che ha pagato e ci prendiamo le multe della Guardia di finanza. E' questa la legge italiana». La stessa che impone la consegna diretta dello scontrino. «Noi portiamo al tavolo il conto, facciamo lo scontrino, poi se qualcuno vuole il documento fiscale viene alla cassa e se lo prende». Appunto, tanto vale consegnarlo subito. O no?
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