BOLZANO. Da presidente regionale della Puglia ad aspirante candidato premier per il centrosinistra. Nichi Vendola sarà a Bolzano domani alle 17.30 all’auditorium di via Santa Geltrude. Il leader di Sel presenterà le idee con le quali chiede agli elettori di votare per lui alle primarie del 25 novembre. Crisi, rapporti tra regioni e autonomie speciali, costi della politica e diritti civili. Questi alcuni dei temi toccati da Vendola in una intervista al nostro giornale.

Lei arriva in Alto Adige, Provincia autonoma con minoranze linguistiche: cosa pensa delle autonomie speciali?

«Penso che l'autonomia di questa terra abbia contribuito in maniera esemplare a chiudere un conflitto e ha raggiunto importanti risultati. Dovrebbe – mi permetto di dire – valorizzare i suoi caratteri 'etnici' in un'ottica di autonomia alternativa più moderna, solidale, inclusiva. Mi pare che le parti sociali e la società civile non siamo coinvolte in modo permanente nella gestione dell'autonomia nell'ambito di un moderno e democratico sistema di concertazione. Aggiungo che i recenti scandali, in particolare, quello dell'energia, comportano una pesante degenerazione che rischia di delegittimare il sistema autonomistico e richiedono scelte radicali sul terreno del superamento dei conflitti di interesse e di una riforma della politica».

Costi della politica: qual è la sua posizione sul tema?

«Mentre la crisi economico finanziaria entra nelle case di milioni di famiglie, gli scandali legati all’uso distorto del denaro pubblico generano rabbia e indignazione e spingono la politica in una palude melmosa. Occorre ridurre i costi della politica, gestire il bene pubblico all'insegna della sobrietà e della trasparenza, occupare con rispetto e onore le cariche pubbliche. Siamo chiamati a compiere gesti forti e ciascuno è chiamato anche a dare un buon esempio. Io come un atto di responsabilità, sicuramente non risolutivo di una questione più complessa, ho tagliato il mio emolumento di altri 50mila euro all’anno».

Cosa significa oggi essere di sinistra?

«Essere di sinistra significa ristabilire un nesso virtuoso tra lavoro, libertà e conoscenza. Significa costruire una critica pratica di un economicismo che ingoia nel processo produttivo tanta umanità, che degrada la dignità e la vita in nome del profitto».

Come convincere gli elettori delle primarie, pare numerosi, che vorrebbero votare per lei ma sceglieranno Bersani per non fare vincere Renzi?

«Abbiamo bisogno di fare un discorso chiaro che parli a tutto il Paese, a tutte le sue anime, anche perché la crisi e le misure draconiane degli ultimi due governi modificano in negativo la vita di tutti i cittadini. La classe media italiana sta pericolosamente scivolando verso la povertà, i lavoratori autonomi e le piccole imprese vivono in condizioni di estrema difficoltà, le giovani generazioni si vedono sbarrate le porte di accesso al futuro. Io parlo a tutti coloro che sono convinti che per uscire dalla crisi sia prioritario ridare centralità e valore sociale al lavoro, a tutte le forme del lavoro, parlo a coloro che sono convinti che la finanza vada regolamentata e che la crisi debbano pagarla coloro che l'hanno generata. E poi voglio parlare a tutti quelli che credono che sia improrogabile definire una politica industriale vera in Italia, che punti sul sistema della formazione, sulla ricerca e sull'innovazione. Infine credo di essere l'unico a considerare inscindibili i diritti civili e i diritti sociali, a pretendere che i diritti siano interi e non parziali, concessi o affidati a un acronimo, mi riferisco Dico e Pacs».

Ci fosse un ballottaggio Bersani/Renzi, dove andranno i voti di Vendola?

«Sono in corsa per vincere».

Fuori dalla crisi come? Cosa serve oltre il rigore?

«Chi pensa che si possa uscire dalla crisi con l'austerità e il rigore a senso unico, colpendo il ceto medio e il popolo delle partite Iva e umiliando il popolo del lavoro ci porta nel pieno della burrasca recessiva, l'Italia ha bisogno di politiche di segno capovolto. Vogliamo la riconversione ecologica dell’economia e della società, che abbia al centro la sostenibilità ambientale, la piena valorizzazione dei beni comuni, la qualità e l’innovazione. Per noi sono beni comuni, sottratti al dominio del mercato, tanto i beni materiali come l'acqua e la terra, quanto quelli immateriali come la conoscenza e la cultura. C'è la necessità di una nuova politica industriale basata sull’innovazione tecnologica ed ecologica, che possa mettere a valore non solo prodotti da vendere, ma vere e proprie produzioni complesse: dal "prodotto" mobilità sostenibile alla riconversione delle manifatture inquinanti o belliche, si può costruire un rilancio della produzione industriale in un Paese che conserva grandi risorse sul versante manifatturiero. È necessario dare centralità ad una politica agricola basata su qualità, istintività territoriale e sostenibilità ambientale e sociale».

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