BOLZANO. Uno dice "monumento". E pensa al bianco e ai fasci, al mundial e a tutto il resto. Se è un bolzanino. Altrimenti può succedere che, guardandolo, veda il verde del parco prima di lui e gli alberi e quello che gli sta intorno. E la Vittoria diventi uno sfondo di mite convivenza e non più una presenza incombente. Come pure il viadotto dell'A22, che ci passa sopra come se avessimo una fabbrica sulla testa, scopre di possedere, tra il cemento, anche dei fiori nascosti, vicino a un incrocio di città. Ecco cosa succede se si guardano le cose con occhi diversi e si cercano anche altre impressioni e non sempre le solite. Lei, ad esempio, si chiama Sara Imhona, ha treccine gialle sui capelli e i vestiti colorati. Viene dalla Nigeria e ha 23 anni. «Le abbiamo insegnato ad usare l’obiettivo e le è stato dato un itinerario. Questo è il risultato», dice Ivo Corrà, fotografo, autore del progetto “Come ti vedo”, in corso al Trevi. Dove scorrono le immagini prodotte da undici giovani migranti.

Appena concluso un corso di italiano, l'ufficio del bilinguismo, il Cls, la Caritas, la formazione professionale italiana hanno proposto loro di mettersi in viaggio in mezzo alla città, di guardarla attraverso i loro occhi provenienti da altri mondi e di provare a dirci in che mondo viviamo qui. «L'atto fotografico - dice Corrà - è certamente un modo di fare propria la nuova realtà che stanno vivendo».

«Uno spazio che non conoscevano è diventato loro - dicono Ivo Corrà e Sara Cappello, della ripartizione cultura in lingua italiana - se ne sono appropriati ma hanno fornito anche a noi bolzanini nuove chiavi di lettura». È il dare e avere di cui sopra. In undici, tra l'aprile e il giugno di quest'anno, hanno avuto il compito di ritrarre e di ritrarsi loro stessi. Alternando il ruolo di fotografi e di modelli. Un gruppo è partito dal Twenty ed è risalito verso Don Bosco; un altro da Piazza Domenicani toccando poi le vie del centro per approdare all'Università. Infine a un terzo gruppo è stata affidata la “città nuova”, avviandosi dal monumento alla Vittoria, lungo corso Libertà fino a piazza Gries. È stato questo, uno dei percorsi più evocativi, per un bolzanino. Che ha messo insieme le nuove, placide suggestioni del monumento con il modernismo dell'asse urbano fino agli straordinari colori settecenteschi della chiesa di Gries, visitata e ritratta con lo stupore dei neofiti. Tutti i coinvolti nell'iniziativa fotografica sono giovani rifugiati e richiedenti asilo. Sono cioè in attesa di giudizio. Nel frattempo è stata offerta loro un'opportunità. Che non è solo una prospettiva lavorativa ma di vita e di percezione delle cose. «C'è stata molta spontaneità e freschezza nel loro lavoro con l'obiettivo - aggiunge Corrà - ma anche ironia. E ne è uscito uno sguardo multiplo, interessante anche in termini puramente fotografici». La mostra, al Trevi, resterà aperta almeno per un mese. Ah, c'è anche un video di Sara che balla e canta “Azzurro” di Celentano.