BOLZANO. Tremila euro netti al mese possono bastare per i consiglieri provinciali. A patto che venga creato un canale alternativo provinciale di finanziamento ai partiti: la pensa così Brigitte Foppa (co-portavoce dei Verdi insieme ad Hans Heiss) dopo la clausura estiva di ieri a Montagna. Oggi i consiglieri provinciali hanno una indennità di 9800 euro lordi, più 700 euro esentasse e altri 750 euro di rimborso spese, pari a circa 5 mila euro netti.

I tremila euro sono solo una indicazione di Brigitte Foppa, ma ieri i Verdi (una quarantina di persone, tra cui consiglieri comunali e il deputato Florian Kronbichler) hanno lanciato una propria proposta sul tema dei costi della politica. In sintesi, interrompere la catena che vede i politici decidere le proprie indennità e sganciare gli emolumenti dai finanziamenti ai partiti. «Non si può più assistere allo spettacolo dei politici che difendono le cifre che si sono auto-assegnate», spiega Brigitte Foppa. La proposta, contenuta in una mozione depositata in consiglio provinciale dai consiglieri Foppa, Heiss e Riccardo Dello Sbarba, è di coinvolgere i cittadini in questa scelta.

Dopo tante polemiche, sottolinea Brigitte Foppa, «serve un nuovo patto tra politica e cittadini. Siano questi ultimi a decidere qual è il valore della politica. Anche nel pieno della bufera sui vitalizi, nessuno ci ha mai detto che dobbiamo guadagnare 800 euro al mese. C’è la consapevolezza che il nostro sia un lavoro importante, che merita un certo riconoscimento economico. Senza eccessi, questo è il punto. E visto che non si può indire un referendum su questo tema, la nostra proposta è di organizzare una consultazione sui territori, sul modello della prima fase della Convenzione sull’autonomia. Lì si potrà discutere del nostro lavoro e del suo compenso».

Non si rischia di innescare una corrida del populismo, tra l’altro farraginosa, da cui i politici usciranno distrutti? «Populismo è dire semplicemente “tagliamo”, non confrontarsi sul punto a visto aperto. E dobbiamo imparare a gestire questi strumenti di partecipazione».

Dall’altro lato, dicono i Verdi, va aperta la discussione sulle risorse dei partiti, in crisi dopo la cancellazione del finanziamento pubblico. Ancora Foppa: «Gli stipendi dei consiglieri servono in parte per sostenere i movimenti, con donazioni più o meno cospicue. A noi Verdi alla fine restano 3 mila euro netti al mese. Potrebbero andare bene, secondo me, se si aprisse un altro canale di finanziamento ai partiti. Sono due discussioni da affrontare insieme. I partiti non sono il male, sono una componente della democrazia. Senza nuove regole sul loro finanziamento, la politica finirà nelle mani solo dei ricchi e delle lobby». Questa la presa di posizione dei Verdi dopo la clausura di ieri mattina: «Si devono cercare le vie per rendere possibile, anche in Alto Adige, un finanziamento pubblico e trasparente, esattamente come in molti altri Paesi europei. Così anche gli stipendi dei politici potrebbero essere più modesti e vicini agli stipendi delle altre persone. Bisogna sondare le potenzialità dell'autonomia in materia. La Convenzione offre un'eccellente occasione per stabilire, nel futuro regolamento della nostra autonomia, che siamo noi altoatesini che vogliamo definire i costi della nostra democrazia. E vogliamo farlo, per quanto possibile, con un processo partecipativo e condiviso tra cittadini e cittadine e i loro rappresentanti, rimediando così alle derive populiste sull'argomento».©RIPRODUZIONE RISERVATA