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BOLZANO. Un bidone singolo può anche essere un caso o rappresentare una criticità particolare. Quando la selva di sacchetti abbandonati incornicia una decina di cassonetti di un cortile interno allora qualcosa di strutturale non funziona più. In via Cagliari, tra i civici 36 e 52 la situazione è critica e basta un colpo d’occhio per comprenderlo. Non a caso quattordici capiscala Ipes e decine di residenti, esausti, hanno preso contatto con il consigliere comunale Marco Caruso e con il collega di Circoscrizione Gabriele Galante.
Da mesi, sostanzialmente dall’introduzione del nuovo sistema di raccolta, ogni lunedì il cortile è ridotto a un tappeto di immondizie. Diverse le questioni che si incrociano, con molteplici responsabilità. Da una parte la scelta di Seab di non distinguere i bidoni per condominio (contrariamente a quanto fatto in molte altre zone della città) lasciando una chiave che ne apre dieci per nove scale. Dall’altra l’assoluta noncuranza di diversi inquilini che ignorano la differenziata. Basta gettare uno sguardo all’interno dei cassonetti per scorgere decine di bottiglie di plastica, lattine e giornali.
Ed è solo ciò che non viene celato dai sacchetti neri.
Intanto, però, la situazione sta sfuggendo di mano. La denuncia di Gabriele Annarubi è senza appello: «Abito esattamente sopra uno dei cassonetti. Sempre più spesso vedo ratti e pantegane che si aggirano per il cortile. Tralasciando la puzza che quest’estate è stata insostenibile e la miriade di insetti attirata dai rifiuti abbandonati. A questo punto l’intervento di Seab e Ipes diventa anche una questione di igiene pubblica». «Chiediamo un incontro immediato con i responsabili - gli fa eco Pino Bonadio - perchè è evidente che qualcosa non sta funzionando nel modo corretto».
È lo stesso Caruso, comunque, a proporsi come raccordo. «Cercheremo di organizzare questo faccia a faccia per trovare delle soluzioni che esistono. Pensate solo al sacchetto che viene usato in Centro storico, con un chip di tracciabilità elettronico per ogni alloggio. Intanto responsabilizzerebbe le persone». «Una strada per uscirne velocemente - continua Galante - sarebbe quella di suddividere i bidoni per condominio. Sono nove per dieci scale: non è complesso cambiare prospettiva. Se non altro si comincerebbe a capire dove si annida la maleducazione maggiore».
I disagi di questo fazzoletto di case Ipes, però, non si ferma all’esterno. Basta farsi accompagnare nel sotterraneo dei garage per imbattersi in materassi e feci disseminate negli angoli. Sorvolando sugli odori sgradevoli e la situazione insalubre generale. Ci sono inquilini che tutti i giorni, la mattina, scendono per dare una pulita, una spolverata di civiltà.
«Questo accade perchè la gestione dei cancelli automatici da parte dell’Istituto di via Milano è cervellotica e incomprensibile» continua Caruso. In effetti tutte le discese pedonali sono state recintate e chiuse per evitare intrusioni: peccato che la rampa della scala sia un corridoio d’entrata senza impedimenti. «Il cancello è stato disattivato. Attenzione: non rotto, semplicemente disattivato. Le ragioni sarebbero quelle della sicurezza, ma sono settimane che nessuno interviene. Abbiamo fatto il conto e sono 26 i cancelli con questo tipo di problemi tra via Cagliari, via Parma, Via Alessandria o Don Bosco in generale. L’Ipes sostiene di essere in grado di indire un bando per intervenire entro fine ottobre. Seppur con ritardo speriamo sia davvero così».
Nel frattempo via Cagliari non può restare una discarica e un bagno a cielo aperto.
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