BOLZANO. «Dateci una mano, il nostro quartiere non è sicuro»: a parlare sono i residenti di via Cagliari e via Genova, che non ne possono più di avere paura di uscire di casa la sera. In realtà basterebbe accendere i lampioni e piantare dei fiori per migliorare un minimo la situazione nei cortili delle case Ipes chiusi a sandwich tra via Cagliari e via Genova. Ma i residenti sono stanchi di aspettare e quindi si sono rivolti all’Alto Adige, raccontando storie ed episodi incredibili.

Al calar del sole la piccola lingua d’asfalto che corre dietro ai civici 51-53 di via Cagliari e il parco attiguo restano completamente al buio. Oscurità fitta, roba che nemmeno i più nascosti carrugi genovesi. Il motivo comincia a spiegarlo Elvia Bevilacqua: «Bastano poche gocce di pioggia per far saltare i lampioni. Per ovviare a questa situazione l’Ipes aveva fatto installare dei faretti di nuova generazione che dopo pochissime settimane si sono tutti rotti». Un investimento a vuoto. Ma ci sono anche muffa e intonaci cadenti lungo le pareti esterne che testimoniano quantomeno incuria. Il buio pesto, chiaramente, alimenta timori e microdelinquenza. «Abbiamo paura di uscire dopo il tramonto – le parole di Bruna Stichauser che abita al piano terra con un curato terrazzo direttamente sul piccolo parco Ipes – e spesso si aggirano personaggi equivoci». La droga e gli scippi non sono sconosciuti. «Abbiamo trovato un bilancino di precisione – continua Bevilacqua – e dosi nascoste all’interno dei cespugli. La questura lo sa e i passaggi delle auto della polizia sono regolari, ma non possono essere sempre qui. Negli ultimi anni, poi, due persone anziane sono state scippate decedendo poco dopo per le conseguenze fisiche e psicologiche. Siamo preoccupati».

Il marito, intanto, qualche giorno fa è caduto in cortile a causa della scarsa visibilità serale. La sicurezza, naturalmente, occupa le prime posizioni di un’insoddisfazione nota all’Ipes. Camminando per il cortile, però, si capisce la volontà progettuale di fare di questo passaggio un piccolo gioiello verde. Un intento che si scontra drammaticamente con una realtà fatta di aiuole secche, incolte e ricettacolo di immondizie.

«È un degrado assoluto, un peccato quotidiano. Basterebbe qualche piccola attenzione e un briciolo di investimenti sul decoro», allarga le braccia Tranquillo Petrocco. Parliamo di famiglie che pagano ogni mese tra i 400 e gli 800 euro mensili all’Istituto di via Milano per l’affitto. «Soldi che non si trasformano mai in servizi per tutti. Anzi, veniamo spesso rimpallati altrove dalla stessa Ipes», prosegue. Intanto ogni giorno qualche sacchetto dell’immondizia viene abbandonato al fianco dei bidoncini mentre le luci (ancora loro) a led dei garage funzionano un giorno sì e tre no lasciando nella penombra box facilmente raggiungibili data la totale assenza di cancelli. Qualche senzatetto ha già colto l’opportunità di rifugiarsi al caldo per la notte. Molti affacci esterni degli edifici, infine, sono contornati da piastrelle azzurre fisse al muro come i denti da latte di un bambino alle elementari. «Un giorno sono stata colpita da una mattonella sul braccio – chiude Stichauser - e ho dovuto correre al pronto soccorso con varie ferite. Ma si può vivere così?».

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