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BOLZANO. Ci voleva un nuovo nome per sancire lo strappo. O una sigla: "CoopAD". Che sta per Cooperazione autonoma Dolomiti. E che chiarisce sul piano lessicale perché è avvenuto, sul piano invece politico e di filosofia complessiva, il braccio di ferro con Confcoop. «Le nostre discussioni sono iniziate perché non volevamo essere una semplice succursale di Roma ma ribadire la nostra autonomia e il radicamento nel territorio» conferma Andrea Grata all'uscita dall'assemblea che ha votato, all'unanimità, la proposta del cda. Il quale è invece definito "scissionista", se visto da Roma. Grata è il segretario generale di questa nuova sigla come lo era stato di quella classica. Il cambio di denominazione sociale si è reso necessario dopo le sentenze del giudice che sta seguendo la battaglia giudiziaria in corso tra Confcooperative nazionale e la sede di Bolzano. Ieri una nuova udienza, ma già il giudice aveva dato ragione a Roma inibendo ai bolzanini di via Galileo l’uso della denominazione Confcoop. «Eravamo tutti sfiniti da questo tira e molla prima interno poi giudiziario sull'aggiudicazione della vecchia denominazione» dice appena conclusa la riunione. Che ha chiarito anche quante cooperative resteranno nella nuova sigla e quante hanno scelto invece di rimanere agganciate a Confoop nazionale e alla sua filiale altoatesina. «Siamo in 250 - afferma Beppe Avolio, il presidente della neonata CoopAD - in pratica la grandissima parte delle associazioni che hanno operato qui negli ultimi decenni».
Diciassette invece non hanno aderito delle 274 convocate. «In realtà - puntualizza Grata - sono queste che sono andate. Tutte le altre, tecnicamente, sono invece rimaste perché noi siamo una cooperativa, lo siamo sempre stati al di là dei nomi, l'esserci costituiti originariamente in coop è un nostro patrimonio». In sostanza, lo strappo sancito da quest'ultima assemblea pone le basi per una gestione comune basata sulla condivisione dei valori dell'autonomia. «E infatti noi faremo riferimento alla Regione» insiste Avolio.
Perché sarebbe dentro le direttrici statutarie che questo braccio di ferro Roma-Bolzano si è dipanato. In particolare nel punto 9 dell'articolo 4 che pone lo sviluppo della cooperazione e le relative norme alla base della filosofia complessiva della solidarietà autonomistica. «Ma vorrei che questa vicenda si chiudesse senza più accuse - afferma ancora Andrea Grata - per la ragione che ora, al di là dei numeri che possono premiarci, quello a cui tutti noi tenevamo era il reciproco riconoscimento di sovranità: Concoop faccia pur riferimento alle dinamiche nazionali, noi abbiamo invece deciso di stare ben legati alla nostra autonomia e di poter decidere, appunto, autonomamente secondo le esigenze del territorio».
Sono in corso discreti tentativi di mediazione tra le due parti. «In ogni caso per noi la guerra è finita», conferma il cda di Cooperazione autonoma Dolomiti, «Ora ricominciamo a lavorare per i nostri associati. Perché una delle ragioni del disagio era legata al fatto che Confcoop nazionale volesse, aggrappandosi alla vecchia sigla, aggiudicarsi il lavoro pluridecennale che tutti noi avevamo portato avanti insieme».
Ora che Confcoop e CoopAD sono non più separati in casa , inizierà un'altra storia. (p.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Diciassette invece non hanno aderito delle 274 convocate. «In realtà - puntualizza Grata - sono queste che sono andate. Tutte le altre, tecnicamente, sono invece rimaste perché noi siamo una cooperativa, lo siamo sempre stati al di là dei nomi, l'esserci costituiti originariamente in coop è un nostro patrimonio». In sostanza, lo strappo sancito da quest'ultima assemblea pone le basi per una gestione comune basata sulla condivisione dei valori dell'autonomia. «E infatti noi faremo riferimento alla Regione» insiste Avolio.
Perché sarebbe dentro le direttrici statutarie che questo braccio di ferro Roma-Bolzano si è dipanato. In particolare nel punto 9 dell'articolo 4 che pone lo sviluppo della cooperazione e le relative norme alla base della filosofia complessiva della solidarietà autonomistica. «Ma vorrei che questa vicenda si chiudesse senza più accuse - afferma ancora Andrea Grata - per la ragione che ora, al di là dei numeri che possono premiarci, quello a cui tutti noi tenevamo era il reciproco riconoscimento di sovranità: Concoop faccia pur riferimento alle dinamiche nazionali, noi abbiamo invece deciso di stare ben legati alla nostra autonomia e di poter decidere, appunto, autonomamente secondo le esigenze del territorio».
Sono in corso discreti tentativi di mediazione tra le due parti. «In ogni caso per noi la guerra è finita», conferma il cda di Cooperazione autonoma Dolomiti, «Ora ricominciamo a lavorare per i nostri associati. Perché una delle ragioni del disagio era legata al fatto che Confcoop nazionale volesse, aggrappandosi alla vecchia sigla, aggiudicarsi il lavoro pluridecennale che tutti noi avevamo portato avanti insieme».
Ora che Confcoop e CoopAD sono non più separati in casa , inizierà un'altra storia. (p.c.)
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