BOLZANO. Erano in 27, cui ieri a pranzo se ne sono aggiunti altri due, giunti in città da qualche giorno. Sono i rifugiati rimasti per strada, non solo senza un letto ma pure senza un tetto sopra la testa e qualcosa da mangiare, perché le strutture dell’emergenza freddo risultano sovraffollate. Liste d’attesa inevase da mo’. Ospitati per quasi due mesi da una struttura provvisoria dei Piani messa a disposizione su base volontaria da don Mario Gretter - che da settimane aveva annunciato l’indisponibilità della medesima struttura a partire dal 25 febbraio - da ieri la trentina di migranti di cui sopra è finita per strada. Comune e Provincia, avvisati con largo anticipo, non hanno trovato una soluzione. Anzi, pare che nemmeno si siano degnati di fornire risposte alle sollecitazioni spedite per tempo. È, questa, la denuncia dei volontari di parco Stazione.

Una montagna di valigie, sacconi e sacchi delle immondizie ricolmi di vestiti e dei pochi oggetti personali. Ieri a pranzo stavano nel bel mezzo del parco. Raccontano le volontarie del progetto parco stazione, Federica Franchi e Karin Cirimbelli: «La situazione è questa: avevamo disponibilità fino a venerdì notte da parte di don Mario Gretter di una struttura dove questi ragazzi potevano dormire. Don Mario Gretter aveva avvisato per tempo noi e l’assessore comunale Repetto che con venerdì avrebbe cessato la disponibilità. Martedì 21 abbiamo mandato una mail al sindaco, dove informavamo che per motivi logistici don Mario avrebbe chiuso, e che sapevamo pure che le liste d’attesa dell’emergenza freddo, per di più, erano belle piene; avevamo chiesto una soluzione per la notte di sabato e per quelle successive». Questo era martedì. Le soluzioni non sono ancora arrivate. «Abbiamo 27 ragazzi che stanotte non hanno un posto dove dormire. Tre sono minorenni. Non abbiamo nemmeno un luogo dove custodire le loro coperte». Si sono avvisati tutti. Comune, Provincia, questura. Già quattro giorni prima. Lo si è fatto soprattutto perché qualcosa di simile era già accaduto un paio di settimane fa «quando ci eravamo ritrovati tutti a notte fonda in stazione». Con questura e Comune che avevano avuto l’impressione che a organizzare il tutto fossero stati i volontari. Per scaldar colla. Don Gretter, spiegano le volontarie a scanso di equivoci, «è stata un’anima pia che ha messo a disposizione una struttura già dall’Epifania. Lui e il Vintola l’hanno fatto per carità, ma ci sono delle istituzioni dotate di soldi che dovrebbero sopperire». Intendiamoci, non era mica il grand hotel: una saletta con un solo bagno, si dormiva per terra. La disponibilità di Gretter però è stata più che apprezzata. «E intanto il tempo per organizzare dell’altro c’era, eccome». Da gennaio le istituzioini sapevano.

In pratica, la raccontano con ironia le volontarie, la struttura era “autogestita” dai migranti. Bolzanini e bolzanine erano impegnati tutte le sere ad accompagnare i migranti in piazza Verdi - dove i volontari non possono entrare in quanto non utenti della mensa per senza tetto - e a contarli per dare i dati a chi di competenza. Un lavoro volontario, non pagato, fatto gratis. C’è chi da mesi non cena a casa con la famiglia, per dare una mano.

I 27 ragazzi, diventati 29 ieri a mezzogiorno, vengono da Gambia, Senegal, Afghanistan, Pakistan, Guinea, Marocco.

A parte la Digos a tener d’occhio la situazione, e poi anche i vigili urbani, la polizia e i carabinieri, ieri al parco stazione non si è fatto vivo nessun altro.

«Che ci controllino pure, ma che poi qualcuno ci dia magari anche una sistemazione».

Ieri pomeriggio, dopo aver rinunciato al colpo di testa di presentarsi «per sensibilizzare» con migranti e sacconi in piena piazza Walther durante il Family festival organizzato dall’azienda di soggiorno, si è tentato di contattare i funzionari comunali, per farsi mettere a disposizione qualcosa. Non ci si è riusciti e allora dal cilindro è uscita la soluzione per una notte: tunnel del park Mayr Nusser. Almeno, un tetto sulla testa.

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