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BOLZANO. Via Fago 46, area ex Croce bianca. Terminata la bonifica preventiva, avviata per il timore della presenza di ordigni esplosivi, alla fine dell'estate prenderanno il via i lavori per la realizzazione di un centro di riabilitazione psichiatrica con comunità protetta. Su 4 piani l'ufficio edilizia sanitaria della Provincia realizzerà 36 posti letto, laboratori protetti, sale terapia, palestra. L'edificio è stato progettato dallo studio brissinese Modus Architects di Matteo Scagnol, vincitore dell'apposito concorso nell'ormai lontano 2005. Costerà 8,45 milioni di euro e sarà pronto per il 2014.
Ospiterà i pazienti oggi al Grieserhof. Il progetto, illustra l'architetto Scagnol, «si colloca all'interno di un'area che assolve in pieno ai nuovi principi guida delle strutture di questo genere: aprirsi alla comunità e rendere l'edificio il meno possibile isolato e distaccato». Tale condizione permette una più celere riabilitazione e quindi di ridurre i tempi di dimissione dal centro, rendendo la struttura più efficiente, migliorando l'assistenza psichiatrica e aumentando la qualità di vita di pazienti e loro famigliari. «Rispetto a questi principi - prosegue l'architetto - la struttura dell'edificio si configura volumetricamente in due parti distinte: la parte basalmente più aperta e flessibile dei servizi generali e la parte superiore con tre piani, più riservata e organica, per la terapia, gli alloggi e l'amministrazione». Quest'ultima si organizza in due corpi indipendenti collegati dalla scala principale, posta centralmente, e da terrazze. «Lo spazio aperto che si genera fra le due parti alla quota del primo piano offre agli utenti uno spazio verde tranquillo e riservato, mentre il piano terra è contraddistinto dalla permeabilità degli ambienti necessari ad accoglienza e socializzazione».
L'area ha due accessi, uno su via Fago e uno su via Tripoli. Da entrambi i lati ci sono anche gli accessi carrabili, da via Fago, per la fornitura giornaliera della mensa, e da via Tripoli alla rampa che porta nell'interrato. Anche l'edificio ha due ingressi, quello principale sul fronte sud e quello secondario a nord. La struttura sarà circondata da un'ampia zona verde, in grado di offrire diversi ambiti protetti per la ricreazione esterna. Al piano terra troveranno spazio sala polifunzionale, palestra, falegnameria e sala da pranzo; al primo piano amministrazione, settore terapie, settore occupazionale e giardino pensile; al secondo piano stanze singole e doppie (24 posti letto); al terzo piano stanze (12 posti) e servizi per la comunità protetta. Sottoterra garage, depositi e locali tecnici. Il complesso degli alloggi, chiarisce Scagnol, «assorbe al suo interno la conformazione irregolare del lotto che segue l'andamento curvilineo di via Fago, ottenendo così un'ottimale orientamento rispetto all'andamento del sole».
L'edificio presenta due facciate: quella verso l'esterno più chiusa e riservata, mentre quella verso la corte interna è più aperta e luminosa. Sui lati esterni si aprono le finestre di camere e ambienti di servizio e terapia. La semplice reiterazione delle finestre viene resa più leggera da specchiature sfalsate, che inquadrano le aperture in modo alternato. Nelle ultime settimane l'area è stata saggiata fino a 5 metri di profondità da una ditta specializzata grazie a sonde elettromagnetiche. Il tutto per verificare l'eventuale presenza di ordigni esplosivi, perché in passato l'area aveva ospitato un deposito di armi, ma le verifiche hanno dato esito negativo. A breve è atteso il sopralluogo e il via libera da parte del V reparto Pcm dell'esercito di Padova, dopodiché, presumibilmente a inizio ottobre, potranno partire i lavori.
Ospiterà i pazienti oggi al Grieserhof. Il progetto, illustra l'architetto Scagnol, «si colloca all'interno di un'area che assolve in pieno ai nuovi principi guida delle strutture di questo genere: aprirsi alla comunità e rendere l'edificio il meno possibile isolato e distaccato». Tale condizione permette una più celere riabilitazione e quindi di ridurre i tempi di dimissione dal centro, rendendo la struttura più efficiente, migliorando l'assistenza psichiatrica e aumentando la qualità di vita di pazienti e loro famigliari. «Rispetto a questi principi - prosegue l'architetto - la struttura dell'edificio si configura volumetricamente in due parti distinte: la parte basalmente più aperta e flessibile dei servizi generali e la parte superiore con tre piani, più riservata e organica, per la terapia, gli alloggi e l'amministrazione». Quest'ultima si organizza in due corpi indipendenti collegati dalla scala principale, posta centralmente, e da terrazze. «Lo spazio aperto che si genera fra le due parti alla quota del primo piano offre agli utenti uno spazio verde tranquillo e riservato, mentre il piano terra è contraddistinto dalla permeabilità degli ambienti necessari ad accoglienza e socializzazione».
L'area ha due accessi, uno su via Fago e uno su via Tripoli. Da entrambi i lati ci sono anche gli accessi carrabili, da via Fago, per la fornitura giornaliera della mensa, e da via Tripoli alla rampa che porta nell'interrato. Anche l'edificio ha due ingressi, quello principale sul fronte sud e quello secondario a nord. La struttura sarà circondata da un'ampia zona verde, in grado di offrire diversi ambiti protetti per la ricreazione esterna. Al piano terra troveranno spazio sala polifunzionale, palestra, falegnameria e sala da pranzo; al primo piano amministrazione, settore terapie, settore occupazionale e giardino pensile; al secondo piano stanze singole e doppie (24 posti letto); al terzo piano stanze (12 posti) e servizi per la comunità protetta. Sottoterra garage, depositi e locali tecnici. Il complesso degli alloggi, chiarisce Scagnol, «assorbe al suo interno la conformazione irregolare del lotto che segue l'andamento curvilineo di via Fago, ottenendo così un'ottimale orientamento rispetto all'andamento del sole».
L'edificio presenta due facciate: quella verso l'esterno più chiusa e riservata, mentre quella verso la corte interna è più aperta e luminosa. Sui lati esterni si aprono le finestre di camere e ambienti di servizio e terapia. La semplice reiterazione delle finestre viene resa più leggera da specchiature sfalsate, che inquadrano le aperture in modo alternato. Nelle ultime settimane l'area è stata saggiata fino a 5 metri di profondità da una ditta specializzata grazie a sonde elettromagnetiche. Il tutto per verificare l'eventuale presenza di ordigni esplosivi, perché in passato l'area aveva ospitato un deposito di armi, ma le verifiche hanno dato esito negativo. A breve è atteso il sopralluogo e il via libera da parte del V reparto Pcm dell'esercito di Padova, dopodiché, presumibilmente a inizio ottobre, potranno partire i lavori.


