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BOLZANO. Via Garibaldi come il fronte del porto. Dopo l'ennesima chiusura del bar Biti disposta dalla questura per motivi di ordine pubblico (questa volta per un mese), c'è chi prepara lettere aperte alla questura e al Comune.
«Quel locale deve restare sbarrato», dice un abitante del condominio che lo sovrasta. «Una delle richieste», aggiunge Franco Murano, che abita lì all'angolo, «mira a fare stazionare qui una pattuglia dell'esercito. La prefettura l'ha fatta arrivare a Bolzano. Potrebbe venire in via Garibaldi. Sarebbe un deterrente...». Secondo l'esponente di Forza Italia serve una sorveglianza lungo tutto l'asse, dal Biti fino alla stazione.
In Comune promettono di monitorare. «Non possiamo fare molto, ma tutto quello che possiamo lo abbiamo fatto e lo faremo», annuncia Johanna Ramoser. L'assessora al Commercio è in contatto con Renzo Caramaschi: «Il sindaco si sta già muovendo . Le precedenti due chiusure del locale dimostrano l'impegno dell'amministrazione per la sicurezza di tutti». Interviene lo stesso Renzo Caramaschi: «Sento quasi tutti i giorni il questore Sartori. Quella zona è diventata la centrale della microcriminalità, ben oltre il bar. Che fare? Nel mio piccolo ho anche deciso di togliere le rastrelliere delle bici lì di fronte, che erano diventate un punto d'appoggio per lo spaccio. Ma vedo che ora vanno e vengono anche con i monopattini. E senza alcuna remora».
È probabile, a questo punto, che un fascicolo su via Garibaldi sarà aggiunto agli altri punti caldi del centro in una prossima riunione a Palazzo Ducale del Comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico.
Intanto il Biti resta chiuso. «Dentro e fuori il bar era un continuo afflusso di pregiudicati», è la sintesi del contenuto dell'ordinanza. Non è finita qui. «Se questa chiusura non bastasse», anticipa il questore, «siamo pronti a procedere con la chiusura definitiva». Addio al Biti per sempre, lo scenario viene dato ormai come molto probabile dai residenti. La questione, tuttavia, riguarda l'intero asse della strada. «Con i cantieri di via Alto Adige si è subito notato che tanti dei frequentatori di quella zona si erano trasferiti qui da noi», rileva un abitante di via Garibaldi.«Molti dei locali che sono aperti oltre il Biti», rileva Murano, «creano disagio tra chi tutti i giorni si trova a camminare lungo il marciapiede. Non sarebbe male fare dei controlli più accurati».
Alcuni si trovano in regime di affittanza, anche in questo caso si potrebbe prospettare una chiusura delle attività in tempi ragionevoli. Ma il titolare del supermercato sarebbe proprietario dei muri quindi in questo caso appare difficile immaginare provvedimenti di sfratto. Restano i controlli come arma di deterrenza. Il rischio, dice a sua volta un abitante di via Alto Adige, «è che il bar riapra e si riproponga il suo ruolo di attrazione di persone dedite allo spaccio di stupefacenti».
Insomma, una città nella città, lungo quei duecento metri da via Alto Adige alla stazione. Ma non sono solo le opposizioni in Comune a predisporre nuove iniziative, anche in Provincia le formazioni che sostengono la giunta preparano mozioni e richieste di informazioni. «Passo due volte al giorno in via Garibaldi ed è sempre peggio», commenta Anna Scarafoni (consigliera provinciale di FdI), «Stiamo predisponendo azioni in parallelo con alcune prese di posizione che si stanno elaborando per corso Libertà: quest'ultimo è una emergenza per via del degrado del traffico anche di mezzi pesanti e della chiusura conseguente dei negozi».


