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Bolzano. Quando nella Svp elencano, come accade in questi giorni, i motivi per cui «con il Movimento 5 Stelle abbiamo problemi seri», la trattativa sulla concessione per la A22 è al primo posto della lista. L’Autobrennero è l’operazione più importante che la Provincia abbia aperta con lo Stato. E che verrà inevitabilmente rallentata, se non congelata, a causa della crisi del governo Conte. Senza una guida politica al ministero, la trattativa sull’affidamento della gestione non potrà che essere compromessa. Il paradosso è che l’accordo era quasi chiuso con il precedente governo Pd, poi le elezioni, l’alleanza Lega-M5S, il ministero dei Trasporti assegnato al 5 Stelle Danilo Toninelli e una serie di problemi sul contratto che non sono ancora chiusi. L’ultimo capitolo è stata la seduta al Cipe di inizio agosto, con l’assessore Daniel Alfreider in rappresentanza del presidente Arno Kompatscher. Ancora una volta era stato aperto il capitolo dei 300 milioni di euro di extraprofitti, accumulati da Autobrennero a partire dal maggio 2014, quando è iniziato il regime di proroga della concessione. Il giorno prima era stata ritirata la delibera Cipe del gennaio 2019, mai pubblicata e che contiene alcuni punti problematici da approfondire. A questo punto la seduta era dedicata alla modifica della delibera precedente, del 2018. Il governo puntava ancora, in quella seduta del Cipe, alla formulazione secondo cui l’extragettito dovrebbe tornare allo Stato. È uno dei punti su cui Stato e soci pubblici dell’Autobrennero non riescono a trovare una intesa. Se questa è la trattativa con il governo, per arrivare alla nuova concessione i soci pubblici dovranno in parallelo liquidare i soci privati, acquisendone le quote della società.
La crisi del governo Conte dopo quattordici mesi minerà poi il lavoro della Commissione dei Sei e dei Dodici. Il governo aveva nominato i propri rappresentanti solo in giugno, affiancandoli ai componenti indicati dal consiglio regionale e dal consiglio provinciale di Bolzano e Trento. C’è stato solo il tempo di eleggere i presidenti, Fabio Scalet per la Dodici e Filippo Maturi per la Sei. Quest’ultimo ha chiesto ieri un incontro al presidente Arno Kompatscher per definire i temi più importanti. Meinhard Durnwalder, senatore della Svp e componente e della paritetica, non coltiva illusioni: «Formalmente resteremo in carica nella commissione fino alle nomine effettuate dal prossimo governo, ma non credo che riusciremo a fare molto». La Svp, ricorda Durnwalder, elenca tra le norme in attesa «quella sulla toponomastica, la competenza sull’ambiente e il personale delle agenzie fiscali». Maturi aveva indicato come criterio «i temi che toccano da vicino le persone, a partire dal lavoro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
La crisi del governo Conte dopo quattordici mesi minerà poi il lavoro della Commissione dei Sei e dei Dodici. Il governo aveva nominato i propri rappresentanti solo in giugno, affiancandoli ai componenti indicati dal consiglio regionale e dal consiglio provinciale di Bolzano e Trento. C’è stato solo il tempo di eleggere i presidenti, Fabio Scalet per la Dodici e Filippo Maturi per la Sei. Quest’ultimo ha chiesto ieri un incontro al presidente Arno Kompatscher per definire i temi più importanti. Meinhard Durnwalder, senatore della Svp e componente e della paritetica, non coltiva illusioni: «Formalmente resteremo in carica nella commissione fino alle nomine effettuate dal prossimo governo, ma non credo che riusciremo a fare molto». La Svp, ricorda Durnwalder, elenca tra le norme in attesa «quella sulla toponomastica, la competenza sull’ambiente e il personale delle agenzie fiscali». Maturi aveva indicato come criterio «i temi che toccano da vicino le persone, a partire dal lavoro».
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