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di Davide Pasquali
BOLZANO
Entro il 15 dicembre prossimo i gestori di tutti i bar della conca cittadina dovranno rimuovere le slot machine installate nei loro locali. L’azzardo rimarrà nelle sale giochi, nelle sale dedicate e nei tabacchini. Lo impone la nuova normativa provinciale e adesso, dopo settimane di tentennamenti, il Comune si è visto costretto ad agire con estrema determinazione. Come ha precisato ieri il vicesindaco nonché assessore alle attività economiche, Klaus Ladinser, «nei prossimi giorni, assieme all’assessore alle attività sociali Mauro Randi incontreremo le varie associazioni di categoria: Confesercenti, Unione e Hgv. Spiegheremo in dettaglio tutti i perché, dopodiché invieremo per posta una formale richiesta ai circa 250 bar cittadini che di recente ci hanno dichiarato di aver installato delle macchinette. La legge dà loro tempo fino al 15 di dicembre per rimuoverle, se sono entro un raggio di 300 metri dai luoghi sensibili; chi non si adeguerà dovrà essere sanzionato. La sanzione massima prevede il ritiro della licenza dell’esercizio pubblico».
Un fulmine a ciel sereno? La legge provinciale, approvata solo poche settimane fa, finora era stata ignorata. Lo stesso vicesindaco, ieri, ha ricordato la diversità di vedute fra lui e il sindaco Spagnolli, il quale aveva più volte ribadito la volontà di non agire per il timore di una valanga di ricorsi. Nella mattinata di ieri, però, con Spagnolli assente, la giunta comunale ha infine deciso per la linea dura. «Ce lo impone la legge provinciale», ha chiarito Ladinser. «Entro un raggio di 300 metri da fermate dei bus, nidi, asili, scuole ecc., le macchinette dovranno essere rimosse». Già nei mesi scorsi il municipio aveva fatto predisporre dai propri tecnici informatici una mappa, con disegnati i relativi raggi di 300 metri all’interno dei quali non era possibile l’installazione di queste macchinette da gioco. «In pratica - ha ricordato Ladinser - stiamo parlando dell’intera conca bolzanina, compresa la zona industriale».
Vuoto legislativo. La nuova norma provinciale sul gioco lecito pone una barriera solo per quanto riguarda i pubblici esercizi, ossia bar, pub, ristoranti. Non cita però i tabacchini, «nei quali si potrà continuare a giocare». Così come si potrà continuare a giocare nelle sale giochi e nelle sale dedicate; questo però fino alla scadenza della concessione. Dopodiché, si dovrà rimettere tutto in gioco e chi è dentro i 300 metri dovrà chiudere i battenti.
Le conseguenze. Sono facilmente immaginabili, perché molti esercizi pubblici, così come innumerevoli tabacchini, non solo guadagnano, ma probabilmente rimangono in piedi proprio grazie agli incassi da gioco d’azzardo. Il vicesindaco ha chiarito di rendersi conto della situazione, ma intanto di non vedere altre scappatoie, dovendosi il municipio adeguare alla norme. In secondo luogo ha fatto appello alla morale, e pure al fatto che il Comune è impegnato nella lotta contro la proliferazione dell’azzardo patologico.
«A mio avviso, a questo punto un po’ di pulizia è necessaria», ha sostenuto. «E comunque teniamo conto che le liberalizzazioni hanno premesso una eccessiva proliferazione di bar. Chi lavora bene, coi caffè e gli aperitivi, sopravvivrà di certo. Chi punta troppo sul gioco, o ha aperto in posizione infelice, è possibile possa soffrirne».
Le reazioni. «La norma deve essere applicata cum grano salis - risponde Dado Duzzi dell’Unione - ma noi abbiamo anche competenze sociali cui non intendiamo sottrarci». «È un grosso problema, che affronteremo con la categoria», dice Mirco Benetello di Confesercenti. «Lasceremo a casa dipendenti; c’è gente che perderà il lavoro...»
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