BOLZANO. I quartieri hanno un problema, anche due: gli anziani e la salute. Tutti e due hanno le soluzioni, ma le soluzioni tardano a scendere dai progetti sul terreno. L'esempio più citato? Oltrisarco e i suoi due centri sociali possibili, il distretto sanitario e la struttura per la terza età. Uno è alle viste l'altro no. Questo per la Bolzano di là dal fiume. Per quella di qua, invece, ci sono novità. A Casanova infatti, la zona di espansione più recente ma anche quella con massicci bisogni di servizi, è pronta per l'inaugurazione ufficiale della casa che tiene dentro di sé un nuovo, meglio, nuovissimo modo di abitare, quando si è in là negli anni. Ha un nome: Condominio solidale.

Raccoglie un paio di sfide strettamente legate all'invecchiamento, vale a dire l'autonomia delle persone e la loro sicurezza. Nella maggioranza dei casi si tratta di ambiti che si trovano a collidere: se si garantisce privacy e possibilità di vivere la vita che si vuole, capita di farlo a scapito di una pronta risposta alle emergenze. Dalla salute ai bisogni primari. Nel caso di via Ortles 50, invece, associazione Gea, Servizi sociali del Comune, Officine Vispa e una serie di altri soggetti coinvolti su più livelli hanno trovato, sembra, l'uovo di Colombo. Come riferito nei mesi scorsi, sono stati realizzati 24 nuovi appartamenti, tutti in grado di garantire il massimo dell'autonomia a chi ci vive, dunque offrendo la possibilità di gestire la propria giornata senza vincoli di sorta. Privi inoltre come sono di barriere architettoniche, con domotica capace di agevolare gli spostamenti e predisporre il comfort con sistemi si sicurezza di ultima generazione. Finalmente terminati i lavori, inseriti gli arredi, i primi sette inquilini nella palazzina di via Ortles sono entrati in luglio. L'inaugurazione ufficiale arriva ora. I servizi

Alla opzione autonoma, questa la peculiarità, si affianca una rete di protezione composta da specialisti.  Il condominio ospiterà un’ équipe specialistica sui disturbi dello spettro autistico, un ufficio dell'associazione Gea, la struttura «SottoCasaNova» della cooperativa sociale OfficineVispa. Poi, l'altro volto, è quello collettivo. Ma presente in modo da non incidere su quello privato. Oltre agli appartamenti, la struttura contiene spazi di socializzazione molto flessibili. Dentro sono presenti opzioni di attività legate sia alla cultura che alle attività motorie. In programma eventi, corsi specifici, laboratori di lavoro o professionalizzanti in grado di accogliere la voglia di imparare e di predisporre relazioni, ma sempre in ambito volontaristico. Insomma, se uno o una vuole restare solo per i fatti suoi, lo può fare come e quando vuole, ma sempre con la garanzia, nel caso, di trovare spunti di incontro e di socializzazione all'interno del luogo in cui passa le sue giornate.

I rapporti con il quartiere

Poi c'è il rapporto con il contesto del nuovo quartiere. "Condominio solidale" si propone adesso anche come spazio aperto alla comunità di Casanova attraverso la sua capacità di offrire servizi di vicinato quali ambulatori medici, volontariato o sportelli sociali. Una struttura, in sostanza, molto permeabile, sia al suo interno- con diverse tipologie di vita - che all'esterno, come luogo aperto ai cittadini. In un quadrante urbano non certo ai primi posti come supporti e servizi collettivi. Dopo questo percorso sia architettonico che di contenuto, si tratta di una presenza che ripensa le tradizionali soluzioni assistenziali cui siamo abituati da decenni e risolve anche il problema de rapporto con la comunità che la circonda.

I requisiti

Struttura molto attesa, i 24 alloggi con «accompagnamento» hanno già visto una correzione di rotta, formalizzata nei giorni scorsi. In origine 12 alloggi erano riservati a persone sole e 12 alle coppie. Ma i primi si sono subito riempiti, contando ora 37 persone in lista di attesa. Al contrario, gli appartamenti per coppie sono rimasti vuoti. Così la decisione della giunta comunale: su proposta degli assessori Juri Andriollo e Stefano Fattor otto dei dodici alloggi vuoti sono stati destinati a persone sole. «Lo avevamo suggerito noi, perché è un peccato tenere degli alloggi vuoti. Abbiamo visto che, difficilmente fino a quando le persone sono in due, decidono di cambiare casa», ha commentato Liliana Di Fede, direttrice di Assb. P.CA.