BOLZANO. Alla vigilia della notte degli Oscar cala il sipario su "Blockbuster" e potrebbe allungarsi la mano cinese su via Torino. Da qualche giorno, infatti, ha chiuso i battenti il grande distributore di film a noleggio della catena internazionale che per anni Bolzano ha aspettato. La fine dell'attività di "Blockbuster" dipende dalla crisi irreversibile del settore nell'era di internet. La fine del negozio bolzanino dipende dalla messa in liquidazione di "Blockbuster Italia" conseguente al fallimento della casa madre statunitense.

All'orizzonte potrebbe esserci un nuovo negozio gestito da cinesi con merceologia varia sulla falsariga dell'enorme e discussa attività aperta mesi fa al posto dell'ex negozio di abbigliamento sportivo "Tacconi" poco più avanti. A questo si deve aggiungere una piccola bottega tra abbigliamento e sartoria che da poche settimane ha aperto al fianco dello storico "Cioè". Via Torino, insomma, rischia di trasformarsi in una nuova enclave orientale che, a differenza da via Claudia Augusta, punta forte sul commerciale e meno sui bar. Oltre all'interessamento cinese sui locali ormai ex-Blockbuster di via Torino avrebbe messo gli occhi pure un noto marchio di profumi e prodotti per la casa.

Data la presenza a pochi metri di un punto vendita "Cad", tutti gli indizi potrebbero portare alla concorrente "Acqua&Sapone". In ogni caso gli unici numeri attualmente certi sono i 118.000 euro di canone annuale chiesti dal proprietario per 395 metri quadri di superficie di vendita al piano terra e 260 di interrato gestiti dalla vicina agenzia "Futuro Immobiliare". Le trattative, comunque, proseguono serrate. Tornando all'abbandono di "Blockbuster", vanno registrate altre chiusure su tutto il territorio nazionale.

Dopo la bandiera bianca del nucleo centrale americano, infatti, il 21 giugno scorso il gruppo italiano ha deciso di sciogliere anticipatamente la società e metterla in liquidazione. Operazioni affidate al manager Generoso Galluccio che per l'occasione ha strappato uno stipendio tutt'altro che fallimentare: 480.000 euro. Lo stesso Galluccio, quindi, ha ricevuto potere di conservare il patrimonio sociale in funzione della liquidazione con facoltà di presentare istanza di fallimento della società e concedere in affitto uno o più rami dell'azienda.

Tradotto significa che la concorrenza di pay tv, pirateria, internet e offerte al cinema hanno stritolato il noleggio e i primi a pagare dazio sono i punti vendita meno frequentati: Bolzano, smentite dei titolari a parte, aveva le ore contate da tempo.

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