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BOLZANO. Le chiome delle piante ad alto fusto che circondano gli edifici garantiscono l’ombra per tutto l’arco della giornata e le poche decine di metri che separano i condomini da via Torino offrono una certa tranquillità rispetto al trambusto proveniente dalla strada.
Il gruppo di palazzine Ipes al civico 67 (A, B, C, D, E, F e G), insomma, potrebbe essere il posto ideale in cui vivere. Potrebbe. Ma non lo è più. Da almeno sette anni, stando a quanto riferiscono alcuni dei residenti, infatti, una parte dell’area verde più interna, quella vicina alla passeggiata che costeggia l’Isarco, viene quotidianamente frequentata e occupata da gruppi di ragazzi che, a detta degli stessi residenti, arrivano da tutta la città e anche da Laives.
Non ci sarebbe nulla di male se non fosse che gli spazi in questione sono privati e alcuni cartelli, più che chiari e sistemati proprio all’entrata dei vialetti, ne vietano l’accesso ai non residenti. E anche in questo caso, nonostante il divieto ignorato, la situazione sarebbe ancora tollerabile se i ragazzi in questione si comportassero in maniera civile. Cosa che, purtroppo, non accade.
Di solito arrivano già nel primo pomeriggio, alla spicciolata, ma a volte l’occupazione inizia addirittura al mattina. Sì, perché di vera e propria occupazione si tratta. Ragazzi e ragazze, a gruppi più o meno numerosi - non di rado se ne contano fino a una trentina - , si accampano su e attorno a un vecchio tavolo di legno. Oppure si impossessano dei vicini giochi per i bambini. E lì bivaccano fino a notte fonda. Urlano, ridono, parlano a voce alta.
Tanti arrivano in sella a chiassosi scooter su cui poi scorrazzano per ore tra i palazzi. Durante le lunghe ore di permanenza, ovviamente, i giovani non giocano né a carte né a dama.
«Bevono come spugne e si ubriacano, fumano spinelli e si lasciano andare a intemperanze di ogni genere», racconta uno degli inquilini. I resti delle notti brave sono ben visibili al mattino, con bottiglie di birra, vino e superalcolici, cocci di vetro e sporcizia di ogni genere lasciate un po’ ovunque. Non mancano nemmeno le scritte e i disegni osceni tracciati sulle pareti dei palazzi. E il fatto che questi vandalismi vengano quasi sempre ricoperti rappresenta quasi un incentivo a farne di nuovi. Un quadretto accompagnato dagli inconfondibili miasmi di urina e altre sostanze organiche. «Qui non si dorme più, tenere aperte le finestre è impossibile e anche avventurarsi fuori casa, dopo una certa ora, non è proprio un’esperienza piacevole».
Ce ne sarebbe abbastanza per giustificare la rabbia dei residenti, insomma, ma non è finita. Fiorente è il mercato dello spaccio, gestito con indubbia oculatezza e mentalità imprenditoriale da qualcuno che vive in uno degli alloggi Ipes e che non disdegna nemmeno il furto e la vendita di biciclette. Giustificata, quindi, la paura degli inquilini più anziani a cui spesso vengono suonati i campanelli in piena notte e che ormai vivono barricati in casa. Giustificata, invece, la rabbia degli altri residenti che, in più occasioni, hanno chiesto l’intervento delle forze dell’ordine.
«Polizia e carabinieri arrivano sempre – racconta un uomo – ma, alla vista dei lampeggianti, i ragazzi imboccano le molte vie di fuga offerte dagli edifici e quando arrivano le pattuglie non c’è più nessuno. Sono anni che chiediamo interventi agli amministratori delle palazzine e all’Ipes stessa. Avevamo anche proposto dai fare presidiare gli spazi da una guardia giurata. Ma non è mai stato fatto nulla. Ora abbiamo fissato un appuntamento con la presidente di Ipes, Francesca Tosolini, alla guida dell’istituto dal 2020.
L’incontro è slittato al 26 settembre prossimo, il giorno dopo le elezioni.
La questione è presto riassunta – conclude un signore –: questi spazi sono privati e il divieto deve essere rispettato. Qui siamo tutti davvero esasperati».


