BOLZANO. Una diffida al Comune di Bolzano per il transito ciclopedonale in via della Vigna. La propone con una petizione sul sito web change.org, attiva fino al 22 febbraio, il “Comitato Bolzano città aperta - Per la libertà di passaggio ciclopedonale in via della Vigna”.

Avendo constatato che il Comune è rimasto sordo alle ripetute esortazioni a difendere il diritto dei cittadini al passaggio ciclopedonale in via della Vigna, si legge sul web, «si rende necessaria con nostro rammarico un'azione di diffida che lo richiami ai suoi doveri». Quando a maggio dell'anno scorso numerosi bolzanini si sono radunati davanti al nuovo cancello «nutrivamo ancora la speranza che il Comune si attivasse per risolvere la questione e la lettera aperta che abbiamo inviato al Consorzio dei proprietari della strada a giugno aveva lo scopo di favorire una conciliazione».

Presto, la totale indifferenza del Consorzio e i tentennamenti del Comune, insieme ai tentativi di sminare il campo con il progetto di un percorso alternativo, hanno via via trasformato la speranza in un'illusione. In verità le reali intenzioni dei proprietari di creare un'enclave residenziale «a dispetto delle fuorvianti considerazioni sul carattere agricolo della strada», erano apparse subito chiare, ma le dichiarazioni dell'assessore Fattor e del sindaco avevano fatto pensare a un qualche intervento delle istituzioni. «Non è stato piacevole verificare come il timore di opporsi all'Svp, schierata a protezione degli interessi dei proprietari della strada, abbia paralizzato gli altri partiti di maggioranza».

Eppure, come sottolineato più volte dal comitato, gli strumenti per tutelare l'interesse pubblico esistono. Il primo è l'esproprio, il secondo è la servitù di passaggio. «Bastava tenere entrambe le opzioni aperte per intavolare una trattativa seria, ma è mancata la volontà politica. Così ci si è dovuti arrendere all'evidenza che questa giunta comunale non avrebbe mai perseguito l'esproprio e che anche la soluzione meno impegnativa della servitù di passaggio incontrava parecchi ostacoli».

Sulla base di questo ragionamento il comitato, ora, punta pragmaticamente l’attenzione sulla seconda misura, distinguendo tra volontà e dovere. «In altre parole, mentre l'esproprio richiede un atto decisionale, il processo di riconoscimento della servitù di passaggio è assimilabile a un obbligo da cui il Comune non può esimersi in quanto diritto già acquisito dai cittadini». Queste argomentazioni sono esposte nella lettera di diffida che sarà inviata al Comune tra due settimane con in calce la firma di un avvocato.

Per dare maggiore peso all'atto di diffida si è ritenuto importante chiedere ai bolzanini di sottoscriverlo lanciando una petizione. «Non è solo in gioco la chiusura di una strada utilizzata regolarmente dai cittadini per svago e transito, ma lo stesso modello di comunità e i valori su cui si regge. L'installazione di un altro cancello in un'altra strada nella zona qualche settimana fa è un ulteriore segnale dell'urgenza che ha assunto la questione».

Riportiamo qui di seguito il contenuto principale dell’atto di diffida: “Si diffida formalmente ed espressamente il Comune, nella persona del sindaco, ad intraprendere ogni azione legale necessaria per il riconoscimento del diritto già esistente in merito in capo ai cittadini di Bolzano, facendo accertare, anche in via giudiziale, una servitù di uso pubblico sull’area privata di via della Vigna, avente ad oggetto il passaggio ciclo-pedonale dei cittadini, e conseguentemente far rimuovere tutti gli ostacoli e/o impedimenti (materiali oltre che giuridici) all’effettivo esercizio della stessa, sussistendo tutti i necessari requisiti di una tale azione, così come riconosciuti dalla prevalente giurisprudenza di legittimità (cfr. ex plurimis Sent. Cass. Civ. n. 28632/2017) e, in particolare, sussistendo pacificamente nel caso di specie contemporaneamente le seguenti condizioni: l’uso generalizzato del passaggio da parte di una collettività indeterminata di individui, considerati uti cives in quanto portatori di un interesse generale; l’oggettiva idoneità del bene a soddisfare il fine di pubblico interesse perseguito tramite l’esercizio della servitù; il protrarsi dell’uso per il tempo necessario all’usucapione”. DA.PA.