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BOLZANO. «Possibile che arrivi il via libera al centro di preghiera islamica di viale Trento. Al momento, infatti, non mi risultano esserci impedimenti gravi. Voglio però organizzare delle riunioni con i residenti perchè la scelta sia condivisa da tutti».
L’assessore all’urbanistica Chiara Pasquali è molto chiara nelle ore in cui si torna a parlare della moschea osteggiata dai residenti di cui si discute dalla scorsa legislatura e che tra modifiche e rinvii continua a veleggiare all'interno dell'ordine del giorno della commissione edilizia comunale. «Domani probabilmente ne parleremo ancora visto che il progetto torna alla nostra attenzione per il cambio di destinazione d’uso. La comunità pachistana che punta ad utilizzare come luogo di preghiera un ex falegnameria, ha presentato la perizia idrogeologica che avevo richiesto, che risulta conforme alla normativa. Adesso dobbiamo controllare se il progetto è conforme alla carta provinciale del rischio idrogeologico o se serve un’ulteriore modifica. Se tutto è a posto non vedo perchè non dare l’ok dopotutto i città esistono molti centri di preghiera islamica che non causano alcun problema ai residenti». Gli abitanti però non ci stanno. Giovanna Cobelli e Adele Bacchiega spiegano che il Comune si è dimenticato da un pezzo della strada: «Chi è riuscito a vendere la casa se ne è andato, agli altri tocca restare». Maria Teresa Tomada, consigliera comunale Pdl, è allarmata: «Vedo che non si può mai abbassare la guardia e che i problemi di due anni fa vengono riproposti tali e quali. Forse il piano di rischio idrogeologico è stato rifatto, abbassando il rischio stesso? Non mi risulta! Attenzione a quel che fate ho già pronto un esposto». Claudio Degasperi, consigliere comunale della Lega ed il consigliere di circoscrizione Dario Schanung spiegano che il centro non può essere approvato: «La zona del Virgolo è classificata a rischio idrogeologico molto elevato, tant'è vero che sono frequenti gli episodi di caduta massi anche con interruzione della linea ferroviaria. Ci pare chiaramente, che in queste zone non si possano aumentare le superfici, i volumi entro e fuori terra ed il carico urbanistico. E' di tutta evidenza che rispetto ad un'officina abbandonata da decenni, un nuovo appartamento per l'imam e l'affluenza di decine di persone nella moschea aumentino il carico urbanistico». Pronta la risposta dei diretti interessati. «La comunità pachistana in Alto Adige, presente in Alto Adige da più di 20 anni, è composta da più di 4000 persone. Non siamo qui per rubare, per spacciare visto che lavoriamo soprattutto nella ristorazione: lavapiatti, camerieri, ma anche cuochi e qualche chef. A differenza di altre etnie ce la mettiamo tutta per provare ad integrarci al meglio nel tessuto sociale. Sono più di 8 anni che preghiamo in Viale Trento, cosi come in altri luoghi della città. Nessuno si era mai lamentato di noi. Non abbiamo creato alcun tipo di disturbo, alcun rumore. Fino a quando abbiamo deciso di acquistare (senza chiedere a nessuno dei soldi) uno spazio un po' piu' grande, capace di accogliere una trentina di persone. Da quel momento per noi è iniziato l’incubo».
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