EGNA. Buon successo in termini di partecipazione alla biblioteca Endidae di Egna per il ciclo di incontri serali sul tema «La cura dei figli - aspetti psico-educativi» in collaborazione con la Cooperativa Socrates, una Onlus che dal 2002 promuove la ricerca e la formazione psico-socio-educativa a favore della famiglia .

Il quinto incontro della serata trattava un tema di grande attualità «La giungla dei videogiochi, chat, twitter e facebook!» ed era tenuto dal dottor Fabio Pilara, psicologo e psicoterapeuta, attualmente assistente educatore presso la Scuola secondaria di primo grado “Othmar Winkler” di Trento. Pilara si è soffermato innanzitutto sul concetto di “neuroplasticità”: «Nel cervello sopravvivono le connessioni celebrali più’ utilizzate, a scapito di quelle che usiamo meno frequentemente».

Questo concetto - ha spiegato l’esperto - non è una novità: per esempio, nel passaggio dalla tradizione orale alla scrittura determinate capacità si ridussero (memorizzazione di grosse mole di informazioni) per fare posto ad altre ( capacità di leggere e scrivere).

Nell’era tecnologica stiamo assistendo ad un processo simile: il cervello tende a sviluppare la capacità di gestire contemporaneamente piu compiti (il famoso multitasking), a scapito della concentrazione e della profondità.

Questo concetto ha subito fatto nascere il dibattito tra il pubblico e il relatore: dato che il cervello si adatta a ciò che gli viene sottoposto, quando e quanto lasciare che un figlio acceda a tv, social network, videogiochi? Secondo Pilara, molto dipende da quando i figli sviluppano la propria capacità critica, per riuscire a distinguere il mondo reale da quello virtuale. Per sviluppare la percezione della realtà, il bambino ha bisogno di “esperienze multisensoriali” (come ad esempio una passeggiata nel bosco), piuttosto che stare davanti ad uno schermo, «dove si verifica una scissione tra la realtà ed i sensi». Le domande del pubblico si sono poi concentrate sul fatto se sia giusto o meno controllare i figli oppure se sia preferibile responsabilizzarli. Secondo Pilara «i genitori devono mettere in campo la propria forza educativa». I figli si ritrovano infatti davanti a realtà più grandi di loro (tv, internet, social network). Ai genitori spetta il compito di rassicurare i figli, dimostrando loro che non sono soli. Qualche genitore si è interrogato anche sull’uso eccessivo dei telefonini. «È forse meglio - ha chiesto una mamma - che io vieti a mio figlio l’uso del telefono?». Mirata la risposta dell’esperto: «Prima di chiedere ai nostri figli di non usarlo, dovremmo educare noi stessi a sopportare l’ ansia del saperlo in giro senza di esso». In sostanza non c’è una ricetta unica, ma tempi e modi di utilizzo vanno decisi tenendo conto anche della maturità nei nostri figli.

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