BOLZANO. Un nucleo di persone disabili anziane all'interno della Casa di riposo Villa Europa. Quella che all'inizio era solo un'idea si sta concretizzando. «La preoccupazione dei genitori di persone disabili è sempre la stessa – dice Carlo Alberto Librera, direttore della ripartizione case di riposo: “Quando non ci saremo più, chi si curerà di mio figlio?” Rispetto al passato oggi si è allungata la vita di tutti e quindi anche quella dei disabili, ma non ci sono strutture pensate ad hoc per ospitarli.

Per questo si è pensato di creare proprio all'interno della Casa di via Montecassino un piccolo nucleo per over 65. Abbiamo già il via libera della consulta per i disabili. Si tratta a questo punto di fare alcuni lavori di adattamento. Realisticamente l'inserimento dei nuovi ospiti potrebbe avvenire il prossimo anno». Tra le novità in arrivo anche i lavori di ristrutturazione dell’area, a pianoterra, riservata ai ricoveri diurni: in tutto 16 persone che arrivano alle 8 di mattina e tornano a casa alle 6 di sera.

«I posti - spiega Vanessa Pavanello, responsabile tecnica degli infermieri - sono sempre occupati. Questa è una formula che viene bene accettata dagli ospiti, perché la sera rientrano in famiglia, e rappresenta un importante sollievo per i parenti». Ma la vera sfida per l’edificio con la facciata a specchio è quella di riuscire a riconvertirsi. Villa Europa in realtà è una casa di riposo dal 2009, ma all’interno continua ad assomigliare a un ospedale. «L’edificio - ricorda Librera - era nato come centro lungodegenti, questo spiega perché è stato costruito con certe caratteristiche. È solo dal 2009, quando è stata creata una graduatoria unica basata sul criterio del bisogno, che Villa Europa è diventata casa di riposo». Il compito di gestire il periodo di “transizione” spetta in particolare al personale.

Tocca a loro fare in modo che gli ospiti si sentano a casa anche se i locali molto asettici non aiutano. «Noi - assicura Anna Rinaldi, responsabile di piano - ce la mettiamo tutta, per rendere meno doloroso il distacco dalla propria casa e dalle proprie cose. Quando arriva un nuovo ospite con il suo passato tutto racchiuso in una valigia, mi si stringe il cuore, perché mi metto nei suoi panni e immagino quello che può provare». Rinaldi è una donna carica di entusiasmo, con una particolare vocazione per quanto riguarda il sociale: un settore delicato scelto in un momento doloroso della sua vita.

«A questo lavoro - racconta - non sono arrivata per caso, ma per una scelta maturata dopo aver visto mio padre morire di cancro a 52 anni». Con la dedizione con cui ha seguito la malattia di suo padre, oggi cerca di seguire gli ospiti di Villa Europa. «In questi anni - dice - il livello di assistenza è sicuramente migliorato rispetto al passato. Dove c’è da lavorare è sull’aspetto umano. Per questo, per l’anno in corso, ci siamo dati un obiettivo: far sì che i nostri operatori, dopo aver provveduto a lavare e sistemare gli ospiti, possano stare un po’ anche con loro».