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BOLZANO. La vicenda è nota, intricata, ingarbugliatissima, e non è davvero il caso di banalizzare o di prendere posizione, ma un dato di fatto nelle ultime settimane c’è: da un paio di mesi i vicini di casa segnalano in Comune e pure in Procura della Repubblica che, a loro dire, nonostante il parziale annullamento della concessione edilizia a Villa Mathilda, tra via Cesare Battisti e via Virgilio, nel cantiere si continui a lavorare, a loro dire assai celermente. Ma il Comune non si attiva, e la Procura pare non voglia intervenire. Intanto, il contestato edificio è in piedi, quasi terminato, e si attende la discussione di merito al Tar, dove la ditta costruttrice ha presentato opposizione al parziale annullamento di concessione deciso dal commissario straordinario del Comune Michele Penta.
A inizio settembre, a seguito di una “inutile” segnalazione del 28 luglio, seguita a numerosi e infruttuosi tentativi di abboccamento a tu per tu in Comune, l’architetto Ermanno Gaballo, Ctu dei vicini, i quali si sentono danneggiati perché l’edificio è stato in parte realizzato a una distanza inferiore ai 10 metri previsti dalla legge italiana, ha riscritto al Comune, segnalando le opere supposte abusive realizzate sulla facciata nord. «Nel cantiere sono state eseguite diverse lavorazioni in corrispondenza della contestata zona nord dell’edificio (balconi e parte dell’edificio non a distanza) per la quale l’amministrazione municipale aveva disposto l’annullamento parziale della concessione a seguito del mancato rispetto delle distanze minime con l’edificio confinante».
I lavori in corso d’opera, sostiene il consulente dei vicini, «consistono nella posa, direttamente sui balconi e su parte del nuovo edificio non a distanza minima di 10 metri, di tubazioni, mattoni sul perimetro esterno dei balconi, falsi telai degli infissi, canali di evacuazione fumi e, dal 29 agosto, la posa del cappotto finito, che lasciano presumere che non sia rispettato l’annullamento parziale della concessione edilizia».
L’architetto Gaballo, spiega: «Il parziale annullamento della concessione prevedeva che non fosse costruito o che comunque venisse parzialmente abbattuto un balcone per ognuno dei sei piani realizzati». Diffcile, ma tecnicamente si sarebbe anche potuto fare, però, a detta almeno dell’architetto Gaballo, «ora come ora sarà difficile se non impossibile, visto che nel volume contestato sono stati realizzati impianti vari». Tradotto, un balcone si può rimuovere, gli impianti no, perché altrimenti, per dirla semplicemente, l’edificio non può funzionare.
Inoltre, nella missiva al Comune si rinnova la richiesta di fare chiarezza su numerosi aspetti: la cubatura costruita, le superfici realizzate, il contestato allineamento stradale. «Purtroppo, il Comune non ha mai risposto, non agisce».


