PHOTO
MERANO. A queste condizioni, la "scommessa" di una sala cinema a Merano è sostenibile. La start-up dell'Ariston è giunta a due terzi del suo piano triennale e a fine 2017 si tireranno le somme. Intanto però il bilancio parziale lascia affermare che non si è trattato di un azzardo. "I numeri ci consentono di dire che l'offerta è apprezzata e, così mantenendosi le cose, il progetto sta in piedi" illustra Andrea Abolis, coordinatore meranese del Filmclub che detiene la gestione della sala cinematografica.
Dunque eccole, le cifre del 2016: 28 mila spettatori paganti per una media di 51 per spettacolo in oltre duecento giorni di apertura, 162 titoli proposti equamente divisi fra lingua italiana e tedesca. Dopo anni di latitanza, solo parzialmente compensati dalle proiezioni allo school village, al Centro per la cultura e in altre strutture minori, il grande schermo è tornato in città nel dicembre del 2014. Una rinascita dai tratti anomali: all'assenza di iniziative commerciali private, messe in fuga dalla concorrenza delle multisale bolzanine, si era sostituita una sinergia di forze sostenute dalla mano pubblica. In tanti si erano spesi per domandare all'amministrazione comunale di attivarsi e a forza di richieste e pressioni era stata trovata la quadra. Finanziamenti da parte di Provincia (25 mila euro l'anno), Comune (20 mila) e Burgraviato (10 mila) per un triennio uniti al sostegno di sponsor privati fra i quali la fondazione Carispa che, assieme ai proventi della vendita dei biglietti, sopportano gli ingenti costi di gestione. Non l'unico ostacolo affrontato, perché il Comune si è accollato le spese per le nuove attrezzature e si era dovuta reperire la sala, individuata nell'aula magna dell'istituto Kafka per ottenere la cui disponibilità s'è dovuto accettare qualche compromesso: concessione del locale solo dal giovedì alla domenica e quasi totale divieto di consumare alimenti durante le proiezioni. Non dei dettagli se si considera che i maggiori margini di guadagno i cinema li ottengono proprio con la vendita di bibite, popcorn e altri snack. I numeri del 2016 ricalcano nella sostanza quelli dei primi dodici mesi che avevano però potuto approfittare dell'effetto-novità. "I contributi pubblici sono fondamentali - analizza Abolis - tuttavia sono i risultati del box office che ci dicono se i conti possono tornare. In questo momento è così e intendiamo proseguire su questa strada". Significativa, nelle cifre, l'incidenza del film "Quo vado" di Zalone, "un fenomeno sociologico oltre che cinematografico, da solo ha portato 1.800 spettatori. Bene i film per le famiglie la cui media per spettacolo si alza a 76 persone. Gratifica inoltre il dialogo che abbiamo con la città e le realtà locali che si traduce in collaborazioni quali "Cinema e scuola", le proiezioni per il Giorno della memoria, in occasione del WineFestival e per le Giornate russe, ma anche per Upad e Bottega del Mondo". Non manca qualche rammarico, "dovuto ai perduranti problemi con la grande distribuzione che non ci permette, eccetto pochi casi, di programmare con un certo anticipo". Succede che chi non vuole perdersi un film, piuttosto che rischiare di non vederlo passare a Merano sceglie di recarsi a Bolzano. "Inoltre dovendo garantire proiezione bilingue in un'unica sala e una certa varietà, finisce per essere sacrificata la proposta di film dedicati alla fascia adolescenziale e dei ventenni".


