BOLZANO. Franco Scomparin, il presidente delle Vecchie glorie della Virtus Don Bosco, indica una foto. «Ecco, qui eravamo a giocare contro la Rappresentativa Vaticana. Abbiamo vinto». A quanto abbiano vinto si scopre presto: «Sei a zero per loro. Ma erano le guardie svizzere...». Si respirava un’aria di festa, ieri, alla tradizionale messa a Don Bosco - una tradizione che negli anni si era persa e che le Vecchie glorie hanno voluto recuperare quest’anno, riscuotendo grande successo. Prima della messa, però, le Vecchie glorie sono andate a salutare Lucio Buoso, «il presidente dei presidenti»,a lungo anche collaboratore del nostro giornale. Poi tutti a celebrare la tradizione ritrovata, insieme a ex giocatori, amici e tifosi, ricordando i tempi in cui la famiglia Marinello aiutava la squadra lavando le maglie ogni settimana. C’è Claudio Corrarati, vicepresidente della Virtus Bolzano e presidente della Cna. E ci sono molti ex giocatori entusiasti dell’iniziativa a ritrovarsi coi compagni di tante partite. Gino Galante (detto Gipo) è forse quello che vanta l’anzianità maggiore: «Sono un virtussino - precisa -, smisi di giocare nel ’52, quando la Virtus si unì alla Don Bosco. Ero mediano, e ora sono un fedelissimo delle Vecchie glorie: seguo assiduamente le loro partite». Come Gianni Giannotti, ex difensore, che ha giocato per ben sedici anni con la casacca biancoverde e che continua a tenersi in contatto coi vecchi compagni di squadra. E poi c’è Ciccio D’Avanzo: «Fregai il posto a Scomparin» scherza. «Già, perché a undici anni ero un promettente difensore, mentre lui era un po’ più anziano...». Alessandro Viale, il portiere, si è fatto quasi tutte le trasferte tra il ’55 e il ’62. Come Franco Rossi, portiere anche lui: «A diciassette anni, verso la metà degli anni Sessanta, passai dalla Stella Azzurra alla Virtus Don Bosco. Per la squadra fu il periodo migliore: eravamo il non plus ultra tra le squadre di dilettanti italiane. Avevamo una divisa invernale e una estiva, e soprattutto partecipavamo a tornei internazionali. Con l’aereo siamo andati a giocare in Spagna, in Danimarca, in Jugoslavia, in Germania... Era una società modello sotto ogni punto di vista». Tra le Vecchie glorie, ecco il capitano Luciano Faustin: «Da quando avevo 14 anni ho sempre giocato in difesa. Ora, a 35 anni dalla fondazione dell’associazione Vecchie glorie, si continua per amore del calcio e per stare insieme agli amici di una vita. E per fortuna abbiamo anche giocatori “giovani”: ci danno una mano, perlomeno col fiato!» Il regista della squadra è il pediatra e medico della Figc Antonio Munari, che iniziò a giocare giovanissimo, a 12 anni. E c’è Nicola Nicoli: «Tra il ’61 e il ’62 contribuii a costruire il campo, che prima era una distesa di sassi; le zolle di terra le mettemmo con le nostre mani. La Virtus è una società meravigliosa: alcuni hanno anche fatto carriera, basti pensare a Paolo Orlandoni, portiere dell’Inter, o al difensore del Verona Andrea Guerra».

Il rendez-vous della gloriosa Virtus Don Bosco prosegue festoso: è il momento dei ricordi, degli abbracci, degli aneddoti, là dove un tempo sorgevano le semirurali, nel quartiere dove ci si conosceva tutti.