BOLZANO. Tra gli ex consiglieri regionali c’è chi incassa, come Walter Baumgartner (un vitalizio di 4 mila euro lordi al mese e 460 mila euro di liquidazione) e chi restituisce ciò che sta per ricevere, come il trentino Vincenzo Passerini. E nel caso di Baumgartner, a conti fatti, il grande taglio annunciato risulta essere solo del 6%. Cinque anni dopo lo scandalo degli anticipi d’oro, e tre anni dopo la riforma che nel 2014 cercò di porre mano al pasticcio (e sulla quale pendono ancora una sessantina di ricorsi), il tema torna all’attenzione della cronaca di fronte a scelte personali molto lontane. Passerini, due legislature in Consiglio dal 1993, oggi presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, dopo avere restituito i suoi 49.900 euro di anticipo del vitalizio, il 9 febbraio ha scritto al presidente del consiglio regionale Thomas Widmann per informarlo dell’intenzione di rinunciare al vitalizio di 2 mila euro netti, che maturerà dal 4 dicembre 2017, al compimento dei 65 anni, e di devolverlo al Fondo regionale per il sostegno alla famiglia e all’occupazione, istituito con la legge del 2014.

Passerini ha comunicato anche la rinuncia ai contributi versati da consigliere, che gli sarebbero stati restituiti come conseguenza della rinuncia al vitalizio. Passerini è in attesa di conoscere l’esatto importo, che dovrebbe aggirarsi tra i 150.000 e i 200.000 euro. Il denaro sarà destinato a cinque organizzazioni che si occupano di poveri, disoccupati, anziani, persone non autosufficienti, profughi: la Cooperativa Punto d’Incontro, la Caritas di Trento, l’Apsp Vannetti di Rovereto, l’Apsp di Brentonico, il Centro missionario diocesano.

È dell’altro giorno invece la notizia che Baumgartner, avendo raggiunto i 60 anni e dunque il diritto al vitalizio, dopo due legislature tra il 1998 e il 2008 più un tratto dal 2011 al 2013, ha fatto richiesta di ottenerlo e nelle scorse settimane Widmann ha firmato il decreto che gli attribuisce - dal 1° ottobre 2016 – un assegno di 4.127 euro lordi mensili (decurtato del 12% fino ai 65 anni). In base alla riforma 2014 Baumgartner, che non aveva ancora i requisiti di età per il vitalizio, come altri 39 consiglieri avrebbe dovuto restituire tutto, sia l’anticipo (di 192.794 euro, sia le quote del Fondo Family (505 mila euro) ottenute dalla legge del 2012, un totale di 697 mila euro. Cosa che non è avvenuta.

Tre anni dopo l’Ufficio di presidenza del consiglio regionale ha stabilito - in base al ricalcolo - che all’ex consigliere spetti una liquidazione di 460.045 euro, considerati i 192 mila euro già incassati: per ottenerla gli è stata chiesta però, come condizione, la cessione a favore del consiglio delle quote del Fondo Family. Complessivamente, la differenza di quanto incasserà è di soli 45 mila euro in meno, un misero 6,4%. Un taglio ben inferiore a quel 30% (lordo) indicato nel 2014 quando venne approvata la riforma. Va detto però che ogni caso è diverso. Un anno fa altri due ex consiglieri hanno ottenuto cifre differenti: Eva Klotz è passata da 1.145.000 euro a 946 mila euro (-17,3%), il trentino Marco Benedetti è sceso da 675 mila a 483 mila (-28,4%). Il M5S accusa: «Con l’Operazione vergogna si sarebbero dovuti recuperare 45,429 milioni di euro. La realtà dei fatti è ben diversa. I maxi anticipi rimangono in essere con limature ridicole».