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BOLZANO. Un mese del proprio vitalizio per chi non ha più una casa. Come dire: ecco la politica che torna con i piedi per terra. Potrebbe essere un'idea. Per Adriana Pasquali è diventata, una mattina, una cosa da fare. E da fare subito. «Iniziamo da me, mi sono detta - ha scritto l'ex senatrice ai nostri giornali Alto Adige e Trentino - e iniziamo col dare un mese del mio ai terremotati». Dentro un canale che più vicino a casa non si può, quello offerto dal nostro quotidiano. La senatrice infatti mette la somma a disposizione del nostro giornale per impiegarla in un progetto concreto nelle zone colpite dal sisma (che verrà individuato nelle prossime ore). Un’idea subito rilanciata dal nostro direttore Alberto Faustini con l’invito ad aderire ad altri professionisti della politica (ex o in carica), versando un contributo sul conto corrente che verrà aperto nei prossimi giorni. Ma come ha reagito la politica alla proposta dell’avvocatessa bolzanina?
«Brava Adriana!», dice subito Giorgio Holzmann. Amico di mille battaglie. Qui e a Roma. Che definisce il suo "un bellissimo gesto". Ma lei, onorevole? «Beh, ci sono tanti modi per mostrare solidarietà. E anche se quello di Adriana è un atto assolutamente degno di una persona di grande generosità, io già lavoro volontariamente per il corpo militare della Croce Rossa. Siamo in attesa della chiamata. Sono stato in Abruzzo, la volta scorsa e ...». E basta così? «Basta per ora, perché la Cri impiega i fondi con competenza. Non c'è il rischio che finiscano nel mucchio e qualche volta non dalla parte giusta. Lavorarci è un bell'impegno. Sono tenente e mi sono specializzato nel recupero di ordigni bellici e nella bonifica. Anzi, le rivelo che mercoledì scorso a Castel Firmiano, mentre c'era Gentiloni, abbiamo disinnescato una bomba lì vicino...».
Luisa Gnecchi invece va oltre. «Sono pronta» dice. Per la parlamentare Pd quello di Adriana Pasquali è una decisione che procede nella direzione giusta. Anche se ci tiene a ribadire la sua primogenitura nel campo: «Guardi, già il 25 di agosto ci siamo messi insieme, noi parlamentari democratici, per offrire i primi mille euro a testa ai terremotati. Garante il nostro gruppo alla Camera. C'è il bonifico». La politica dovrebbe mostrare una ulteriore sensibilità in questi casi no? «E lo dice a me? Che ho messo 30mila euro di mio perché il Pd non sia costretto ad andarsene dalla vecchia sede di Piazza Domenicani? Nonostante questo Pd e questa maggioranza...». Insomma, quando si tratta di fare un passo avanti, la Luisa non si fa pregare: «Se confermo il sì all'idea di Adriana? E certo. E per una con la mia storia, è soltanto un ribadire quello che ho sempre fatto. Mostrare una politica che non si ferma ai vitalizi e alla loro difesa». Poi, tra parlamentari in servizio permanente, ex, di ritorno, consiglieri, ex assessori provinciali, la nostra politica prova a riallinearsi dopo l'affondo solidaristico della senatrice. Anche se con i distinguo legati alla cultura e alla personalità di ognuno. Oskar Peterlini, già leader della Junge Generation e senatore del collegio Bolzano-Bassa, dice: «Una cosa da fare. Ma...». Ma? «Preferirei il silenzio. Nel senso che la solidarietà va portata avanti in privato. Ritengo che meno pubblicità ci gira intorno, più va bene». Anche se la politica avrebbe bisogno di mostrarsi diversa, no? «Ma anche di evitare polemiche. In questo caso, pronto a seguire Adriana ma, prego, non citatemi. Chi è sotto il terremoto ha bisogno di tutto. È gente di montagna che merita ogni aiuto. Anche noi altoatesini, quando avevamo bisogno, lo abbiamo avuto, dunque...». Dunque pure Michele Di Puppo frena sui gesti quando sono pubblici. «Gesti di solidarietà intendo. Perchè anch'io do la mia quota di denaro a chi ha ben più bisogno di me ma ho sempre preferito tacere». Ma non crede che la politica, tanti ex consiglieri come lei, possano sentire la necessità di uscire dall'angolo in cui li ha costretti la polemica su vitalizia e indennità? «Gli atti di solidarietà non vanno divisi per categorie - insiste l'ex assessore provinciale e vicepresidente al fianco di Durnwalder- ma per possibilità. Chi ha tanto deve dare tanto. Che sia politico o qualunque altra cosa. Non costringerei solo la politica a fare mea culpa uscendone poi in questo modo abbastanza semplificato...».
Ecco il punto anche per Francesco Palermo. Che però svolge il tema piegandolo ad un'altra conclusione: «Ritengo anch'io che le donazioni vadano sollecitate distinguendo non per categoria professionale ma per censo. Ma appunto perchè ci si dovrebbe aspettare di più da chi guadagna di più - spiega il senatore altoatesino - direi che la politica, proprio per la ragione che tutti quelli che la fanno, soprattutto a Roma e nei consigli, guadagnano decentemente, deve dare un segnale più forte. E perchè no, anche più visibile. Le nostre dichiarazioni dei redditi sono pubbliche. Da lì si può notare il livello dei nostri emolumenti». Quindi? «Siamo tra gli italiani che stanno meglio. Da seguire, dunque, il consiglio che implicitamente ci da la senatrice Pasquali...».


