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BOLZANO. Chi si immaginava possibili colpi di scena è andato deluso. Per lo scandalo dei cosiddetti vitalizi d’oro la Procura della Repubblica di Bolzano è giunta a conclusioni del tutto analoghe ai colleghi di Trento. Il procuratore Markus Mayr ha depositato l’altro giorno l’avviso di conclusione indagine che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Ora le difese avranno tempo venti giorni per depositare eventuali memorie o chiedere nuovi interrogatori. Con l’avviso di conclusione indagine la Procura di Bolzano ha anche formalizzato il capo d’imputazione a carico dei tre indagati. In sostanza le posizioni non cambiano rispetto alle conclusioni cui erano giunti i magistrati trentini.
Al centro del caso c’è sempre Rosa Maria Thaler Zelger, 59 anni di Trodena, al tempo dei fatti presidente del Consiglio regionale. Le accuse sono state confermate in pieno anche nei confronti di Gottfried Tappeiner, professore di economia all’Università di Innsbruck e all’epoca presidente della “Pensplan Centrum”, società peraltro interamente controllata dal Consiglio regionale.
Il terzo inquisito resta Florian Schwienbacher , direttore generale pro tempore della Pensplan Invest. La posizione processualmente più delicata è quella dell’ex presidente Zelger Thaler e di Gottfried Tappeiner che debbono rispondere di abuso d’ufficio, truffa aggravata e turbativa d’asta. In sostanza all’ex presidente del consiglio regionale si contesta di aver ideato la maniera di rendere ancora più vantaggioso ai singoli consiglieri ed ex consiglieri il sistema di vitalizio basato sulla cosiddetta attualizzazione delle somme pensionistiche, pagando ai singoli consiglieri in un’unica soluzione tutto quello che avrebbero incassato nel corso degli anni in pensione. Un sistema che imponeva di calcolare l’aspettativa di vita dei singoli consiglieri applicando però un tasso di sconto (cioè una percentuale che avrebbe dovuto essere sottratta per ogni anno pensionistico anticipato. Per fare il calcolo, in un primo tempo gli uffici del Consiglio regionale si affidarono a un consulente di Trieste, il dottor Stefano Visintin, che usò parametri normali: calcolò la somma usando l'attesa di vita di una persona comune e un tasso di sconto per ogni anno di vita, tra il 2,5 e il 4 per cento. I risultati, però, a quanto pare non soddisfarono la presidente del Consiglio Regionale Rosa Thaler Zelger, che accantonò la consulenza di Visintin e si rivolse a Gottfried Tappeiner, presidente di Pensplan. Quest'ultimo cambiò i parametri (il tasso di sconto passò allo 0,81 per cento l’anno) facendo incassare ai consiglieri regionali ancora di più. La stessa Rosa Zelger Thaler e Gottfried Tappeiner sono accusate anche di truffa aggravata ai danni dell’ente Regione con un notevole danno provocato alle casse pubbliche a favore dei consiglieri beneficiari. Nel capo d’imputazione quella di Tappeiner viene definitiva una «consulenza /parere di comodo» (riguardo aspettativa di vita e tasso di sconto) con la conseguenza che l’ente Regione avrebbe determinato i vitalizi «in modo irragionevolmente e ingiustificatamente favorevole, con ingiusto profitto per i consiglieri regionali e correlativo danno per la Regione”.
Secondo l’accusa il cambio di consulenza, decisa da Rosa Zelger Thaler, avrebbe permesso (grazie al parere di comodo di Tappeiner) di portare nelle tasche di 123 beneficiari dell'assegno un ingiusto vantaggio quantificato, nel capo d’imputazione, di 10 milioni e 799 mila euro (con pari danno per la Regione). Per tutti e tre gli indagati (compreso dunque anche Florian Schwienbacher) è stata confermata anche l’imputazione di turbativa d’asta in merito alla gara d'appalto vinta da Pensplan Invest per la gestione del Fondo Family, il fondo dove sarebbero dovuti finire i soldi dei consiglieri regionali. Il bando di gara (pubblicato il 4 settembre 2013) sarebbe stato caratterizzato (secondo il capo d’imputazione) da «evidenti e preordinate anomalie» con la conseguenza che Pensplan Invest rimase senza concorrenza.
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