BOLZANO. Dal 29 marzo è in vigore il decreto legislativo 4 marzo 2014 n° 26, con cui l'Italia dà attuazione alla direttiva 2010/63/Unione Europea sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Di protezionista non pare averne molto, anche se anni di intensi dibattiti hanno ottenuto alcuni vincoli migliorativi rispetto al testo comunitario. Fra le innovazioni positive il divieto di allevare in Italia cani, gatti e primati non umani, quindi non ci saranno più altri Green Hill (ma potranno venir importati). Inoltre, divieto di sperimentare su scimmie antropomorfe, di effettuare test per produzione e controllo di materiale bellico, di eseguire esercitazioni didattiche sugli animali nelle scuole di ogni grado e all'università, al di fuori dei corsi di medicina veterinaria o dell'alta formazione universitaria dei medici e dei veterinari; di utilizzare cani e gatti randagi o animali resi afoni. Inoltre dal 2017 sarà vietato utilizzare animali per ricerche su sostanze d'abuso (c'è ancora bisogno di dimostrazioni, dopo le innumerevoli morti? ndr.), però solo se vi sia il riconoscimento di metodi alternativi. L'elenco dei metodi per la soppressione degli animali utilizzati nelle sperimentazioni - che varia in base a taglia e specie - sembra tratto da un racconto horror: si va dal gasamento, alla dislocazione cervicale (nella normativa sui macelli viene intesa come "distensione e torsione manuale o meccanica del collo che provocano un'ischemia cerebrale"), al colpo da percussione alla testa, alla decapitazione, all'elettrocuzione. Non sarà il medico veterinario ad effettuare gli abbattimenti, basterà personale che «dispone di un livello di istruzione e di formazione adeguato». Intanto prosegue l'iniziativa "No Vivisection" che punta alla fine della sperimentazione animale in Europa. Quella sperimentazione cui molti medici e ricercatori non credono più, quella che in Inghilterra testa i danni, noti da anni, del fumo e dell'insufficiente alimentazione in gravidanza, forzando ratte gravide ad ingerire nicotina e affamandole, decapitandone poi i figli, per analizzarne i cervelli; quella che in Svizzera verifica la correlazione tra gli stress subiti in pubertà e lo sviluppo di disordini del comportamento, sottoponendo giovani topi a scosse elettriche, forzandoli in stretti tubi di plastica o costringendoli a nuotare per ore, esponendoli da adulti a shock acustici, per poi ucciderli e studiare gli effetti subiti da organi e tessuti. Davvero per chi è favorevole alla sperimentazione animale siamo solo grossi topi.