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BRESSANONE. “Grazie alla propria straordinaria disposizione e alla propria conoscenza delle cose del mondo, non avrebbe alcuna difficoltà a trovarsi a proprio agio anche nella situazione attuale e potrebbe fornire un fondamentale contributo alla realizzazione di importanti progetti-guida al servizio del benessere generale non solo nella sua città”.
Così lo storico Hans Heiss sintetizza la propria opinione su Otto von Guggenberg, “Otto il Grande”, che nel periodo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento – e in particolare nel decennio 1903-1913 in cui fu sindaco – trasformò Bressanone da borgo apparentemente senza futuro in una città rigogliosa, aperta ad ogni tipo di innovazione e protagonista del primo fiorire dell’attività turistica nel Tirolo storico.
Innanzitutto, il nome di Otto von Guggenberg è ovviamente legato alla nascita ed ai primi splendori della clinica che da lui ha preso il nome e che sotto l’abile guida dei suoi discendenti continua a godere di una fama mondiale, essendo tra l’altro a tutt’oggi l’unica casa di cura su territorio italiano abilitata a praticare la cura idroterapica Kneipp.
A cento anni dalla sua morte, la figura di Otto von Guggenberg risalta sempre più nella storia di Bressanone quale esempio di come una mente capace ed operosa possa mutare in meglio i destini di una comunità lavorando nell’interesse di tutte le categorie e di tutte le parti sociali. Forse è proprio per questo, temendo mortificanti confronti, che gli amministratori attuali sembrano essersene dimenticati.
Per evidenziare l’efficacia dell’azione amministrativa di Otto von Guggenberg basterà citare un dato: dal 1899 al 1913 i pernottamenti di turisti a Bressanone si quintuplicarono passando da 2.328 a 11.500.
Otto von Guggenberg riuscì anche a trovare un giusto equilibrio tra le esigenze di ammodernamento, soprattutto per quanto riguardava le infrastrutture, e la necessità di conservare alla città un carattere tranquillo e raccolto, rifuggendo da manifestazioni eccessivamente chiassose e deturpanti. Quel che è accaduto nel centro storico in occasione del Mountainbike Testival lo avrebbe fatto inorridire.
Ciò non toglie che sotto di lui la città, dopo decenni di immobilismo, compisse anche un fondamentale passo verso la modernità. Fu Otto von Guggenberg a realizzare, tanto per non fare che alcuni esempi, la prima centrale elettrica nella gola della Rienza, la prima moderna canalizzazione, una nuova rete stradale con collegamenti verso le frazioni e i monti, nonché le grandi caserme che sarebbero ai tempi nostri diventate le scuola di via Dante.
Anche il grande e moderno ospedale, poi divenuto sanatorio, venne realizzato sotto la sua amministrazione e fu sempre lui, Otto von Guggenberg, a perfezionare l’acquisto da parte del Comune della casa Kaltenegger tra i Portici Maggiori e piazza Duomo, grazie a cui ancor oggi la città dispone di un’adeguata sede municipale.
Rimase invece purtroppo un sogno nel cassetto, infranto dallo scoppio della Prima guerra mondiale, il progetto di von Guggenberg che vedeva Bressanone come capolinea di una ferrovia a scartamento ridotto che attraverso le Dolomiti avrebbe collegato Bressanone con Cortina.
Ce n’è insomma abbastanza perché Otto von Guggenberg avrebbe meritato di essere opportunamente ricordato dall’attuale amministrazione comunale nel centenario della sua morte. Un ricordo legato alle tante realizzazioni e ai tanti progetti portati avanti da “Otto il Grande” per la crescita, lo sviluppo e la modernizzazione della sua città.
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