BOLZANO. Oswald von Wolkenstein è vissuto a cavallo tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo, era un poeta, un cantore di “minnesänger”, probabilmente il più celebre del nostro territorio dopo Walther von der Wogelweide – quest’ultimo vissuto due secoli prima – e riconosciuto come il più talentuoso poeta del suo tempo. Ma Oswald von Wolkenstein vive anche oggi, è un pittore di 64 anni e insieme a sua sorella Gabriella è l’ultimo discendente del celebre avventuriero medievale. Il caso vuole che la discendenza termini con un’omonimia, da artista ad artista. Nato a Bressanone nel 1954, Oswald Wolkenstein Trostburg sviluppa fin da piccolo una patologia che lo rende non udente (mentre l’omonimo antenato aveva invece problemi di vista a un occhio). Questa condizione lo porta ad avvicinarsi all’arte, che diventa il suo mezzo per comunicare. Alberto Pasquali, avvocato bolzanino, grande appassionato di storia medievale e scrittore – tra gli altri – del romanzo “Il mio castello” che parla della vita alla corte Trostburg in val Gardena dove risiedeva von Wolkenstein, alla scoperta nei primi mesi di quest’anno dell’esistenza di un discendente omonimo ancora vivo, ha colto la palla al balzo e nello scorso maggio lo è andato a trovare nel veronese, a San Martino Buon Albergo, dove vive il pittore, per poi invitarlo nella sua terra d’origine a presentare le sue opere. Al Circolo cittadino i suoi quadri sono stati esposti per tre settimane, nei giorni scorsi l’artista è stato ospite a Bolzano. Il nome da portare potrebbe essere pesante, ma al contrario l’Oswald von Wolkestein nostro contemporaneo, è contento della cosa. «Gli è sempre piaciuto andare a vedere il suo passato, i suoi antenati. Si sente molto appartenente alla famiglia» racconta la sorella. Dopo aver vissuto a Bressanone, Milano, e poi a Verona per studio, le radici rimangono però in Alto Adige dove i due fratelli a volte fanno ritorno.

L’arte di Wolkenstein si basa sui colori vivi, accesi, che gli piacciono molto. A volte fa riferimenti a opere di celebri pittori, come Fernando Botero con “Curve” del 2011, o a Marc Chagall con “Legami”, sempre del 2011, o ancora a Van Gogh, con “La camera” del 2007, ma in ognuno di questi quadri, che richiamano visivamente le simili e celebri opere, c’è il tocco distintivo di Wolkenstein, che aggiunge dettagli propri e colore. Il pittore di Bressanone fa spesso uso della tecnica del puntinismo, dedicando ai suoi quadri giorno e notte, per mesi, a testimoniare ulteriormente la sua passione. Il suo quadro preferito, a cui è più affezionato? «Cambio idea ogni volta. Ma il più bello, molto particolare, è quello!» e indica “Crepuscoli n.2”, opera che come protagonista ha un albero che rappresenta la bellezza del corpo della donna. In primavera sarà allestita una mostra al Trostburg di Ponte Gardena”.