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BOLZANO. Lo pensa anche Widmann: la Svp ha due sole alternative, presentarsi alle elezioni comunali con un profilo profondamente rinnovato, oppure appoggiare una lista civica aperta a candidati tedeschi e italiani. C’è un filo conduttore che attraversa una parte della Svp cittadina, quella che non si riconosce nella gestione del partito e considera una illusione ottica la conferma all’unanimità dell’Obmann di Bolzano Dieter Steger. Thomas Widmann, ex assessore e ora presidente del consiglio provinciale, bolzanino, confessa timori sulle prossime elezioni. Sul giornale di ieri una civica interetnica è stata prospettata anche da Jakob Brugger.
Tra maggio e giugno Bolzano tornerà a votare.
«Bel problema...».
Nella Svp siete tutti preoccupati.
«Mancano pochi mesi. Secondo me ci sono solo due possibilità per affrontare le elezioni senza uscirne con le ossa rotte».
La prima opzione?
«Cambiare. Cambiare gli organismi direttivi della Svp cittadina e i candidati, proporre un gruppo forte, un mix di novità ed esperienza. Sono onesto, mi sembra difficile riuscirci».
E quindi la seconda opzione. Si inizia a parlare di liste civiche. È questa anche la sua idea?
«Sì, se ci rendiamo conto che non sarà possibile presentarci con il nostro simbolo e rinnovati. Bolzano merita di diventare il capoluogo di questa provincia nei fatti, non solo nella denominazione ufficiale. Ciò può accadere solo grazie a maggioranze solide. Lo strumento più indicato mi sembra una lista supportata da più parti».
Cosa intende per parti?
«La Svp e altri».
Anche con italiani?
«Sì. Bolzano è una città a maggioranza italiana, con ormai una forte componente moderata. Si può pensare a una Bürgerliste. Anzi, mi piace di più la definizione Sammelliste, rende meglio l’idea di un insieme».
Perché la Svp è finita in una crisi di questa portata?
«Perché è una stagione di crisi per i partiti tradizionali. Servono rinnovamento ed esperienza e trovare e il giusto punto di equilibrio...La Svp di Bolzano non rappresenta più tutta la popolazione che dovrebbe avere in noi un punto di riferimento».
Alle comunali di maggio la Svp ha posto al Pd la condizione di rompere con gli ecosociali. Era un progetto, una novità, ma non ha funzionato. Sono mancati i numeri.
«Naturale. La popolazione di lingua tedesca a Bolzano è circa il 30 per cento, ma la Svp raccoglie solo il 15 per cento di voti. Bisogna aprire, lo dice la matematica».
Aprire agli italiani di centrodestra?
«Conosco molti bolzanini moderati che sosterrebbero una lista civica di questo tipo. Le ideologie non sono più così forti».
Lei pensa a un movimento legato all’economia?
«Bolzano non ha bisogno solo di una economia che funzioni. Serve una buona mobilità, infrastrutture, c’è il tema dell’areale ferroviario e del progetto Benko».
Non è rischioso per la Svp rinunciare al simbolo e aprire agli italiani?
«Una cosa è il partito, un’altra cosa è una lista. Posso pensare a una lista civica con italiani a Bolzano, in Valle Aurina non ne parlerei. Rischioso? È rischioso anche continuare a perdere voti. Se la prossima volta eleggiamo solo quattro o cinque consiglieri comunali cosa succederà?».
Sembra averci pensato a lungo. Si candiderebbe come sindaco?
«Posso fare tutto il possibile per dare una mano, ma non mi candiderò».
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