Bolzano. Dal 15 novembre al 17 gennaio su Facebook, Instagram e Youtube verranno proposti in dieci puntate i brevissimi episodi di “Yaron Daggi” una fiaba africana che prima di diventare web series d’animazione è stata spettacolo teatrale, decollando dal Festivaletteratura di Mantova nel 2016.

E che, alla fine diventerà un unico corto di dieci minuti. Si tratta di una piccola e delicata storia – protagonista una bambina di nome Yaran Daggi che in lingua Hausi significa “bambina della savana” - ispirata alla vera storia di Maman Ide, un nigerino (cioè del Niger) che da alcuni anni vive a Bolzano impegnandosi a tempo pieno nella realizzazione di film e spettacoli teatrali. In veste di ideatore , interprete e regista, Maman che è anche musicista ha voluto ora raccontare di quando, bambino, era andato a vivere nella savana per sfuggire a una vita difficile.

«Una notte mentre dormivo, - racconta – mi sono trovato a fronteggiare tutti assieme vari problemi a partire da un tornado per arrivare a una difficile convivenza con gli animali. Ho poi scritto dei diari ai quali attingo per le mie storie». Così Maman, età incerta per via di dell’incertissima anagrafe africana e per via delle vicende personali che lo hanno reso orfano a 11 anni. Una storia difficile che oggi, vivendo a Bolzano con un permesso di soggiorno, può raccontare con meno angoscia di qualche anno fa. «Grazie a una coppia che sta facendo le pratiche per adottarmi ufficialmente ma che già mi ha adottato nella realtà dei fatti concedendomi di abitare quassù, oggi posso ricordare con più serenità le vicende che mi hanno portato a lasciare il mio Paese, il Niger. Dopo aver dovuto vendere la mia piccola casa per tentare di curare mia madre, ho vissuto prima con una zia e poi in strada, rischiando grosso fino a quando presi la decisione di vivere nella savana, io che adoravo e adoro tuttt’ora studiare e crescere culturalmente».

Fra le varie tappe della sua odissea, Algeria e Libia prima dell’Italia: «Un amico mi ha convinto a cercare lavoro in Algeria, ma la situazione era pericolosa e allora ci siamo diretti in Libia, attraversando il deserto in condizioni disperate. Ci abbiamo messo 43 giorni durante i quali ho anche salvato un amico che rischiava di morire, poi la Libia, dove sotto Gheddafi ho lavorato per cinque anni senza problemi. Alla caduta di Gheddafi, il caos: ho rischiato di farmi ammazzare, mi hanno rubato quel poco che avevo, mi hanno rotto una mano. Con i confini chiusi l’unica chance era raggiungere la Tunisia via mare. Mi sono imbarcato e dopo sei giorni di navigazione in condizioni al limite mi sono ritrovato a Lampedusa, senza saperlo. Era il 2011. In maniera avventurosa ho risalito l’Italia fino a Mantova, dove ho conosciuto la famiglia con cui ora vivo. Ho incominciato la mia attività di regista frequentando vari corsi, e ora a Bolzano mi trovo bene. Qui ho collaborato con varie associazioni come la Fondazione Langer, il Teatro Pratiko, il Cristallo. E per il nuovo progetto ho avuto l’appoggio della Provincia».

La Nigeria resta nel cuore, e riaffiora attraverso la storia di Yaron Doggi, una bimba che potrebbe somigliare a Mowgli ma che invece diventa paradigma dell’esorcizzazione della paura del diverso, dentro minime storie che si affidano alle illustrazioni della spagnola Patricia Nunez e all’animazione e al sound designer di un altro bolzanino, Matteo Marzano.

Il piccolo corto d’animazione si potrà vedere su FB (www.facebook.com/yarondaggi/), su instagram (www.instagram.com/yarondaggi) e su Youtube.