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MERANO. Vuole portare la sua professione di innovatore all'interno del Comune per rivoltare l'amministrazione come un calzino, automatizzare laddove possibile e liberare forze per la sicurezza e la ricerca di nuovi finanziamenti e investitori. Diego Zanella è il candidato sindaco del Pd e a lui toccherà il compito di riscattare cinque anni di opposizione in consiglio comunale. «Proprio da lì vorrei partire - esordisce il candidato sindaco Pd - proprio dal consiglio comunale. Ma come è possibile che lo scorso anno si sia riunito più di una volta alla settimana. Dove sono stati tutti questi temi da discutere per ore e ore. Tra le prime cose che proporrò, ci sarà quella di cambiare le sedute. Si dovrà partire alle 9 di mattina, fermarsi per una pausa di mezzogiorno e poi proseguire fino a sera, al massimo una o due volte al mese».
Lei ha il compito non facile di presentare il volto nuovo del Pd agli elettori.
«Con me ci saranno volti nuovi. Parlo dell'ingegner Piero Bernabè, di Friedrich Ellmenreich, di Lucia Giampieretti, di Petra Agnelli, tutti volti nuovi per la politica cittadina. Con loro ci saranno anche il consigliere comunale uscente Andrea Bonatta, Sandra Lando e Paolo Micheli».
Non nomina però Daniela Rossi, anche lei consigliere uscente.
«Non l'ho citata perché ancora non sappiamo se si candiderà o se le proporremo di farlo. Oltre al rinnovamento, l'altro aspetto interessante che sta nascendo è quello dei comitati elettorali, gruppi di persone che mi hanno voluto conoscere e che hanno dichiarato di volermi dare il loro appoggio. Forze e idee che vanno valorizzate».
Oltre alle idee per governare servono i numeri. Li avrà il Pd?
«Sono convinto alle elezioni di ottenere un ottimo successo, ma che dovremo trovare un accordo per portare il centro sinistra al governo di Merano. Punto a una coalizione con l'Svp e di sicuro non guarderò a destra. Per decidere con chi governare, poi, bisogna attendere i numeri. Inutile fare proclami oggi».
Cosa propone in tema di patrimonio edilizio cittadino?
«Il centro storico è un mezzo disastro. Abbiamo palazzi cadenti e soprattutto volumi inutilizzati. Se sarò al governo, cercherò di reperire fondi per andare oltre al fondo di rotazione. Penso ai progetti finanziati dall’Inail attraverso l'Anci. A Bologna sono riusciti così a recuperare un grande areale di caserme abbandonato. Dobbiamo pensare progetti sostenibili che si reggano in piedi da soli e creino redditività. I Portici non sono l'unico esempio, penso al tribunale, ai magazzini vuoti nelle aree produttive di Maia Bassa. Ci serve un censimento degli immobili sfitti».
Merano ha bisogno di un parcheggio alla stazione e in fretta.
«Il secondo lotto della circonvallazione Mebo-Passiria ormai è dato per assodato. Il parcheggio in caverna mi va bene, ma solo se qualche privato è disposto a finanziarlo. Tra vent'anni però tutti dobbiamo essere consci del fatto che i garage non serviranno più. Nessuno già oggi è disposto a finanziare la costruzione di garage laddove la intermodalità funziona. Merano deve diventare il progetto pilota della innovazione del Bls. Penso a isole digitali dove ricaricare i mezzi elettrici, penso a bus più piccoli in centro, al car sharing, a una zona wifi libera alla Wandelhalle».
Riguardo all’amministrazione comunale, quali idee ha?
«La ricerca di nuove forze da dedicare alla sicurezza in città deve passare per l’automazione d'ufficio. Persone più motivate, meno impegnate in lavori ripetitivi. Tra i primi settori dei quali voglio occuparmi, c'è l'anagrafe in centro città. Un ufficio che così come è concepito è inutile. Meglio incassare 200 mila euro d'affitto per un negozio in quegli spazi. L'anagrafe si deve trasformare in un call center, dove presentare richieste via web o al telefono. Chi non usa il computer dovrà vedersi recapitare a casa dal vigile di quartiere il documento richiesto».
E in tema di sicurezza?
«Con più vigili urbani si potranno controllare meglio i parchi. Oggi i ragazzi restano a casa perché temono un bullismo strisciante attuato anche nei parchi gioco».
Che ne pensa dell’attuale utilizzo del Palamainardo.
«Quella struttura, come l'areale delle caserme, può essere usata meglio. Perché non trasformarlo in area per i giovani, per i concerti, a disposizione di quelle centinaia di gruppi musicali che non sanno dove esibirsi. Basterebbe acquistare una copertura per il campetto d'erba sintetica. Molto lavoro va fatto sulle piste ciclabili, insicure, spesso interrotte e sugli attraversamenti pedonali. Merano per strada è pericolosa e lo dico da ciclista e da automobilista».
Quale è stata la molla - nel suo partito la chiamano già Diego 2.0, scherzando con lo stesso nome che porta l'ex vicesindaco Diego Cavagna - che ha fatto scattare la sua decisione di candidarsi?
«Il primo un atto di malaburocrazia subito di recente in Comune, il secondo un'assemblea alla quale ero stato invitato per ravvivare il Lungopassirio, posizionando tre busti che richiedono una spesa da oltre 200 mila euro».


