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Bolzano. Roberto Zanin allunga lo sguardo sul cantiere di piazza Matteotti. «Che cosa dovrei dire?». Il candidato sindaco del centrodestra è impegnato nel tour dei quartieri. Una sorta di test elettorale per chi come lui, mai eletto prima, deve costruire una familiarità con gli elettori nel tempo rapido e strano di questa campagna elettorale con le regole dettate dalla pandemia. Ieri Europa e Novacella per non mancare il mercato di via Rovigo. Il cantiere della discordia gli si offre su un piatto di argento. «Anche troppo», evita di infierire, «Che i cubi di cemento siano orribili, lo sanno anche loro. Almeno da qualche giorno i poveri confinanti riescono a uscire di casa senza fare gli equilibristi». La speranza ora «è che riescano a terminare i lavori entro i tempi ritardati che si sono dati». E, aggiunge, «mi auguro che piazza Matteotti diventi finalmente una “piazza”, che da questo cantiere non esca l’ennesimo non-luogo che si incontra nelle città».
Per il suo tour ieri Zanin ha voluto accanto a sé solo il capolista della sua civica «Oltre», Gabriele Giovannetti. Era la quarta tappa, dopo Don Bosco, Oltrisarco-Aslago e i Piani («una sensazione strana, restano una zona sospesa...»). Manager finanziario, dice, non è sufficiente la sua presenza ai vertici della Virtus Don Bosco e dell’Fc Alto Adige per essere un volto noto. «È ovvio che rispetto al sindaco Caramaschi io parta svantaggiato, ma recupero», racconta, «Ora sento che le cose girano bene. Le persone mi riconoscono e mi incoraggiano». Se è scaramantico, non lo dimostra e incassa il saluto «salve, sindaco». Non c’è l’assalto della folla, ma è il primo candidato sindaco del centrodestra unito e gli dicono «dai, che questa volta ce la facciamo». Completo di fresco di lana, camicia bianca, niente cravatta, attraversa il mercato, parla con qualche commerciante e con le persone che lo fermano. Gli raccontano i problemi del quartiere, in cima alla lista c’è la sicurezza. Soprattutto le donne, dice. Lo sottolinea: «Sapete che non è il “mio” tema. Ma nei quartieri mi parlano soprattutto di questo. L’altro giorno in via Alessandria una signora si è perfino messa a piangere, “fate qualcosa”». Ma cosa segnalano? «Una percezione generale di insicurezza. Poi nella zona di via Bari e di via Casanova ci segnalano alcune baby gang, e questo non va bene proprio per nulla. Chiunque vincerà le elezioni, dovrà occuparsene con decisione», risponde Zanin, «Ma non solo, perché nei miei incontri con le associazioni e con le categorie economiche escono ben altri discorsi». Cosa mettono sul tavolo? «La sintesi è: economia, economia, economia, lavoro, lavoro, lavoro».
Vive ad Appiano, ma è nato e cresciuto a Don Bosco e lo ricorda sempre, perché il messaggio sembra non passare, dice. «Ho parcheggiato qui vicino, nel palazzo di mia madre in via Palermo. Sono in giacca, ho un bel lavoro, ma rido quando leggo sul web che mi serve il navigatore per girare nei quartieri popolari di Bolzano». Prima del mercato ha incontrato Andrea Grata per un giro al Teatro Cristallo. «Un modello di successo, attira molte persone, di ogni fascia di età, fa parte del quartiere», dice. È anche la sua idea per le periferie. «Nel programma parliamo di sicurezza e di cultura. La formula è “qualcosa di bello in ogni quartiere” per renderli più vivibili. Bello è anche un impianto sportivo: lo sport ha salvato molte persone della mia generazione, quando la droga era dietro l’angolo, e continua a salvarle». Tra il centro e la Bolzano «italiana», dice, «va rotta la frontiera che è urbanistica e mentale. Deve esserci una continuità tra i due lati del ponte Talvera. Il piano urbanistico di Bolzano ha oltre venti anni: va ripensato». Ci deve essere un motivo, dice Zanin, «se ogni anno 3 mila bolzanini se ne vanno. Perché si lascia una città in cui tutto sommato si vive bene? Non è un tema di cui occuparsi solo quando vengono diffusi i report statistici. Chi parte viene rimpiazzato da altri che arrivano, e non parlo solo di stranieri. Così la città cambia. Nel giro di qualche anno sarà una Bolzano diversa. Come governiamo il cambiamento?». La mattinata termina con l’aperitivo al Bar Romagnolo: arrivano i candidati di Lega e Fratelli d’Italia che hanno smontato i banchetti. E’ la sua coalizione (con Forza Italia). I partiti di Salvini e Giorgia Meloni giocano una partita a parte, in palio c’è il ruolo di partner forte. Nella sua civica sperano di eleggere almeno tre consiglieri, per un bilanciamento al centro. «Se restiamo nei binari, se vinciamo il ballottaggio», elenca Zanin, «se convinciamo la Svp che il programma è davvero quello fissato sulla carta, allora forse...».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Per il suo tour ieri Zanin ha voluto accanto a sé solo il capolista della sua civica «Oltre», Gabriele Giovannetti. Era la quarta tappa, dopo Don Bosco, Oltrisarco-Aslago e i Piani («una sensazione strana, restano una zona sospesa...»). Manager finanziario, dice, non è sufficiente la sua presenza ai vertici della Virtus Don Bosco e dell’Fc Alto Adige per essere un volto noto. «È ovvio che rispetto al sindaco Caramaschi io parta svantaggiato, ma recupero», racconta, «Ora sento che le cose girano bene. Le persone mi riconoscono e mi incoraggiano». Se è scaramantico, non lo dimostra e incassa il saluto «salve, sindaco». Non c’è l’assalto della folla, ma è il primo candidato sindaco del centrodestra unito e gli dicono «dai, che questa volta ce la facciamo». Completo di fresco di lana, camicia bianca, niente cravatta, attraversa il mercato, parla con qualche commerciante e con le persone che lo fermano. Gli raccontano i problemi del quartiere, in cima alla lista c’è la sicurezza. Soprattutto le donne, dice. Lo sottolinea: «Sapete che non è il “mio” tema. Ma nei quartieri mi parlano soprattutto di questo. L’altro giorno in via Alessandria una signora si è perfino messa a piangere, “fate qualcosa”». Ma cosa segnalano? «Una percezione generale di insicurezza. Poi nella zona di via Bari e di via Casanova ci segnalano alcune baby gang, e questo non va bene proprio per nulla. Chiunque vincerà le elezioni, dovrà occuparsene con decisione», risponde Zanin, «Ma non solo, perché nei miei incontri con le associazioni e con le categorie economiche escono ben altri discorsi». Cosa mettono sul tavolo? «La sintesi è: economia, economia, economia, lavoro, lavoro, lavoro».
Vive ad Appiano, ma è nato e cresciuto a Don Bosco e lo ricorda sempre, perché il messaggio sembra non passare, dice. «Ho parcheggiato qui vicino, nel palazzo di mia madre in via Palermo. Sono in giacca, ho un bel lavoro, ma rido quando leggo sul web che mi serve il navigatore per girare nei quartieri popolari di Bolzano». Prima del mercato ha incontrato Andrea Grata per un giro al Teatro Cristallo. «Un modello di successo, attira molte persone, di ogni fascia di età, fa parte del quartiere», dice. È anche la sua idea per le periferie. «Nel programma parliamo di sicurezza e di cultura. La formula è “qualcosa di bello in ogni quartiere” per renderli più vivibili. Bello è anche un impianto sportivo: lo sport ha salvato molte persone della mia generazione, quando la droga era dietro l’angolo, e continua a salvarle». Tra il centro e la Bolzano «italiana», dice, «va rotta la frontiera che è urbanistica e mentale. Deve esserci una continuità tra i due lati del ponte Talvera. Il piano urbanistico di Bolzano ha oltre venti anni: va ripensato». Ci deve essere un motivo, dice Zanin, «se ogni anno 3 mila bolzanini se ne vanno. Perché si lascia una città in cui tutto sommato si vive bene? Non è un tema di cui occuparsi solo quando vengono diffusi i report statistici. Chi parte viene rimpiazzato da altri che arrivano, e non parlo solo di stranieri. Così la città cambia. Nel giro di qualche anno sarà una Bolzano diversa. Come governiamo il cambiamento?». La mattinata termina con l’aperitivo al Bar Romagnolo: arrivano i candidati di Lega e Fratelli d’Italia che hanno smontato i banchetti. E’ la sua coalizione (con Forza Italia). I partiti di Salvini e Giorgia Meloni giocano una partita a parte, in palio c’è il ruolo di partner forte. Nella sua civica sperano di eleggere almeno tre consiglieri, per un bilanciamento al centro. «Se restiamo nei binari, se vinciamo il ballottaggio», elenca Zanin, «se convinciamo la Svp che il programma è davvero quello fissato sulla carta, allora forse...».
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