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BOLZANO. «La giunta si è comportata in modo vergognoso». È un preambolo con l’ascia quello che Giorgio Zaninelli, responsabile dell’associazione Zot, sfodera nel commentare la revoca dell’organizzazione del mercatino delle pulci. Dal 1994 ci pensavano loro, dal prossimo primo sabato del mese toccherà all’Associazione Sclerosi Multipla. Nel mezzo un contenzioso con il Comune che ancora fuma. A partire dal denaro richiesto per la tassa di occupazione del suolo. «Un esborso di 1.280 euro a edizione non è assolutamente sostenibile. Oltretutto è basato calcolando un totale di 160 bancarelle. Una cifra che, in realtà, è un picco non una media. A giugno ne abbiamo 170, ma a febbraio erano 69». Sarebbe, però, la cifra richiesta a tutti. «Il sindaco si ostina a ripetere questa cosa, ma non è affatto vero. L’associazione Il Baule del Nonno, per esempio, gode del patrocinio del Comune, il che significa che non è affatto soggetta al pagamento di quella tassa. Non capisco se ci prendono in giro o se semplicemente è ignoranza».
Il riflesso dell’aumento dei costi si sarebbe sentito sui proprietari delle bancarelle. «Da otto anni chiediamo 7 euro a metro. Avremmo dovuto alzare la tariffa a 16 euro o addirittura 40 euro in caso di pochi partecipanti. La nostra soluzione era molto più ragionevole: 1,5 euro in più a metro per ogni stand. Tanti più partecipano tanto più guadagna l’amministrazione, ma se ce ne sono pochi non ci strozziamo. Non ci hanno risposto».
Nel nuovo regolamento, comunque, è anche prevista una norma che impone la compilazione della lista dei partecipanti per verificare anche l’eventuale presenza di “professionisti” del mercatino dell’usato che avrebbe, in realtà, altra filosofia. A gestirlo secondo queste regole fino a dicembre, quando ci sarà un nuovo bando, sarà l’Associazione Sclerosi Multipla Alto Adige. «Auguriamo a loro ogni fortuna e personalmente tornerò ad avere il mio banchetto senza preoccupazioni - conclude Zaninelli - ma sappiano di aver messo la mano in un vespaio. Se si pensa di guadagnare qualcosa con l’organizzazione si sbaglia di grosso: purtroppo al massimo si può puntare ad appianare le uscite animandosi di vera e propria vocazione sociale». (a.c.)
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