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BOLZANO. Karl Zeller a ruota libera su indennità e limiti dell’autonomia. Il senatore della Svp è il promotore del parere chiesto al costituzionalista Giandomenico Falcon, tenuto riservato in attesa dell’audizione in consiglio provinciale, che dovrebbe stoppare l’applicazione in Alto Adige del decreto Monti sui costi della politica.
Senatore Zeller, in missione da Roma per salvare l’indennità del presidente Kompatscher e della giunta?
«Interpretazione offensiva. Non ho chiesto il parere sollecitato da Kompatscher. Semplicemente, quando ho letto il parere del professor Caia (incaricato dalla presidenza del consiglio provinciale, ndr), che ci invita ad applicare supinamente il decreto Monti, mi sono infuriato. C’è in gioco qualcosa più grande dell’indennità della giunta, per questo ho chiesto una interpretazione a Falcon».
Cosa c’è in gioco?
«Una cosetta come i confini dell’autonomia, mi stupisce doverlo sottolineare. Se accettiamo il principio di vincolo ai principi di coordinamento della finanza pubblica, allora dovremo farlo su tutto, dalla legge Madia sulla pubblica amministrazione ai criteri statali sui posti letto negli ospedali. Perché dobbiamo dannarci l’anima per ottenere da Roma norme di attuazione o clausole di salvaguardia per l’autonomia, se poi decidiamo allegramente di tagliare il ramo su cui siamo seduti? È questa la visione dell’autonomia che ha il consiglio provinciale? Sono contento che tra poco lascerò la politica. Ma finché sono in carica, dirò la mia».
Quindi l’indennità da 19.600 euro non si tocca? Il presidente trentino Rossi l’ha ridotta a 13.800 di sua iniziativa, non in applicazione del Monti.
«Di sicuro non si deve tagliare nel nome di Monti:l’ho sempre sostenuto e il parere di Falcon sarà interessante da questo punto di vista... Se poi vogliono ridurla spontaneamente, lo facciano ma non sono d’accordo. L’indennità del presidente provinciale è adeguata al ruolo di vertice di una Provincia autonoma con molte più competenze delle Regioni ordinarie e responsabilità enormi».
I consiglieri potrebbero aumentarsi l’indennità con un escamotage legato alla riforma costituzionale.
«È una discussione assurda. Quella parte di riforma, il Titolo V, non ci riguarda, perché è coperta dalla clausola di salvaguardia. L’ha detto anche il presidente del consiglio trentino Dorigatti».
Torniamo alla giunta, non crede che fare quadrato sulla indennità danneggi l’autonomia? Di Bolzano si parla quasi solo a causa dello stipendio del presidente.
«Perché si è arrivati a un livello intollerabile di populismo. La politica ha bisogno di persone eccellenti. A forza di tagliare i costi, non si troveranno più professionisti e imprenditori disposti a candidarsi. Questo non significa che debba restare tutto com’è. Se vogliamo dimostrare di essere virtuosi, potremmo fare una legge generale sui costi della politica. Prendiamo l’ammontare complessivo che viene consentito dal decreto Monti e decidiamo noi come assegnare i fondi. I parametri fissati da Monti sono una stupidata totale: come si può pensare che il presidente della giunta guadagni come il presidente del consiglio provinciale? O che i consiglieri debbano avere tutti l’assistente personale? Pensiamo piuttosto a rafforzare il Consiglio, blindando i collaboratori dei gruppi. E non solo, va affrontato in generale il tema del finanziamento ai partiti. In Alto Adige solo la Svp e il Pd attingono al 2 per mille. La sopravvivenza dei partiti è un tema di democrazia. Perché lo deve dire un senatore della Svp? Ragioniamo anche su questo».
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