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BOLZANO. Non sarà questo Parlamento a tenere a battesimo il terzo Statuto di autonomia. Karl Zeller, che dopo l’esperienza alla Camera debutterà tra pochi giorni al Senato, lo dà per scontato: «È stato chiaro subito dopo il voto». Secondo Zeller però l’accordo con il Pd resta valido e propone la sua strategia. In sintesi, sfruttare il tempo a disposizione per impostare il lavoro di stesura del testo. In attesa di tempi più facili.
La Svp ha scommesso su Bersani premier. Il premio di maggioranza ha regalato alla Stella alpina 5 deputati, un record assoluto. Ma se Bersani non diventerà presidente del Consiglio, quale sarà il destino dell’accordo politico firmato da Bersani e dall’Obmann Richard Theiner? Così Zeller.
L’accordo è già sfumato?
«Per noi è valido. Speriamo che Bersani sia il prossimo premier. In caso contrario, il Pd resterà la forza politica determinante in Parlamento».
Sarà comunque una legislatura breve. Difficile immaginare che ne esca il nuovo Statuto.
«Sì, questo è pacifico. La settimana prossima saremo a Roma e inizieremo a capire come evolverà questa situazione così complicata. Dal mio punto di vista le possibilità sono due: una maggioranza del Pd con Grillo o si torna al voto in autunno o primavera. Con queste premesse, potremo fare al massimo qualche norma di attuazione. E poi resta valido l’accordo con il Pd sulle prossime elezioni europee».
Addio nuovo Statuto?
«Niente affatto. Dobbiamo sfruttare questo tempo per metterci al lavoro qui, iniziando a predisporre il testo. Sarà il nostro compito in questo anno di transizione».
Sarà un lavoro tra pochi eletti o allargato, come chiesto da più parti durante la campagna elettorale?
«Allargato, non si discute. Si coinvolgerà la società civile».
Come?
«Si istituirà un gruppo di lavoro, cui spetteranno anche le consultazioni delle forze nel territorio. Definito il testo, lo si metterà al voto nei consigli provinciali di Bolzano e Trento».
Pentiti dell’accordo con il Pd?
«No, rifaremmo tutto. Senza quell’accordo sarebbe prevalso Berlusconi. Peccato che la coalizione del Pd sia andata male in Puglia e Campania e che Monti non sia riuscito ad eleggere senatori in alcune regioni. Questo ha provocato la situazione di stallo al Senato. Sta a Grillo ora fare un passo. Se rifiuta la proposta del Pd, si torna a votare. Lui stesso però sa che la metà degli elettori del Movimento 5 Stelle vuole governare con il Pd. Se ci riporterà alle urne, non è affatto detto che il M5S crescerà ancora. La situazione è bloccata anche per il M5S. Non basterà un incremento di voti per garantirgli libertà di manovra. Al massimo si troverà nella posizione del Pd di ora, cioè primi alla Camera e bloccati al Senato. Nemmeno Grillo potrà essere autosufficiente. Ma questo lo sa».
Esclude un accordo Pd-Pdl?
«Il Pd non può assolutamente permetterselo. Sarebbe la sua fine alle prossime elezioni. L’abbraccio del Pd con il Pdl è sempre stato fatale. È un rischio impossibile da correre, soprattutto dopo aver visto come si è comportato Berlusconi con Monti».
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