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BOLZANO. Bolzano da laboratorio diventa modello esportabile per l'insediamento delle nuove zone produttive (pensiamo a via Einstein ed al Parco tecnologico dell’ex Alumix). Perchè qui, nel capoluogo, è ormai così che funziona: non solo imprese e capannoni ma alberature, rispetto dell'impatto edilizio, rapporti col fronte strada, percentuale di verde privato e pubblico compatibili con il contesto urbanistico o territoriale. Questi parametri saranno ora assorbiti dalle nuove normative in materia che la Provincia sta elaborando. E' il percorso emerso ieri alla Fondazione Cassa di Risparmio dove sono state presentate le conclusioni di tre anni di lavoro del gruppo trasversale insediato da Bls, Provincia, Comune di Bolzano e Consorzio dei Comuni.
C'erano il presidente Kompatscher (anche nella vecchia veste di coordinatore del Consorzio), Chiara Pasquali e l'assessore Theiner a mostrare, anche plasticamente, questa avvenuta triangolazione tra città e territorio. Con l'apporto di architetti, urbanisti e imprenditori. Un percorso condiviso, dunque. Ma che ha visto Bolzano costantemente in prima fila. Sarà per il suo essere stata all'avanguardia (anche nelle difficoltà) già con l'esperienza accumulata con la Zona industriale. Industrie pesanti, quelle bolzanine. A volte pesantissime. Ma è proprio attraverso la gestione di quelle emergenze, anche in termini di riconversioni produttive e insediative, che il Comune ha raccolto gli elementi da far valere oggi che il quadro economico è totalmente cambiato.
"E' motivo di orgoglio sapere che quello che abbiamo fatto in casa nostra, è ora patrimonio condiviso ma soprattutto apprezzato - ha commentato l'assessora Pasquali- non solo in provincia ma anche, ad esempio, in una realtà complessa come quella di Bologna che ha richiesto la nostra collaborazione".
Perché lo strumento "inventato" a Bolzano è il RIE, riduzione dell'impatto edilizio. Uno strumento normativo e urbanistico che si è rivelato in grado di adattarsi alle nuove esigenze non solo territoriali ma anche politiche e sociologiche. Perchè oggi le zone produttive sono spesso a ridosso dei centri urbani, dialogano con loro molto da vicino e, dunque, dovrebbero anche assorbirne le problematiche e, soprattutto, le nove sensibilità. A Bolzano, ad esempio, un terzo dell'area edificata è catalogata come produttiva e, di questa, 170 ettari sono di "interesse provinciale". Da qui la formulazione di una serie di parametri che saranno oggetto di un preciso intervento normativo provinciale in materia: necessità di prevedere aree di verde pubblico accanto a quelle aziendali private (pure normate), misure precise nel rapporto con la viabilità, riparametrazione dei rapporti col già costruito e con l'edilizia non produttiva presente nei dintorni. Di tutto questo la p(P)rovincia deve essere grata a Bolzano che ha esplorato questi nuovi territori. Ricordiamo che quest’estate è stato fatto un ulteriore passo avanti per la realizzazione del Polo tecnologico a Bolzano Sud. Il Comitato tecnico provinciale ha espresso infatti parere favorevole al progetto preliminare per il Lotto B1. Preventivati costi per 17 milioni di euro. Il progetto preliminare è stato presentato dalla Business Location Alto Adige (Bls). Si riferisce, alla cosiddetta "parte privata" (la "parte pubblica" era già stata approvata). Il progetto è stato predisposto dallo studio di architettura "Höller & Klotzner Architekten".
(p.ca.)


