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BOLZANO. Era il lontano 1975 quando Nino Formicola e Andrea Brambilla, due comici alle prime armi in attesa del “grande salto”, salirono sul palco del Derby, storico locale milanese di cabaret. Il loro sense of humour li accomuna, ed ecco che nasce la coppia artistica formata dall’ingenuo commissario Zuzzurro e dal suo fido assistente Gaspare. La popolarità arriva con Drive In ed Emilio. Poi il passaggio al teatro e presenze tv sempre più rade, anche a causa di un grave incidente automobilistico in cui Brambilla rischia la vita, nel 2001. L’attività della coppia si ferma, per poi ripartire successivamente con nuovi spettacoli teatrali e qualche saltuaria apparizione televisiva. Dopo aver partecipato ad alcune puntate di Paperissima nel 2002, nel 2005 hanno condotto Striscia la notizia e sono apparsi quest’anno a Zelig Circus. Da quella serata al Derby sono passati 35 anni, e adesso la coppia celebra questo importante traguardo con uno spettacolo tutto nuovo, “Non c’è più il futuro di una volta”, che sarà al Teatro Cristallo domani 15 novembre, per la stagione della Comune.
“Questo è uno spettacolo vero e proprio, con un inizio e una fine, una storia, la regia di Andrea, le musiche dei Los Chitarones e Andrea Arco, e una scenografia molto particolare di Pamela Aicardi. Non è il solito spettacolo costruito con una serie di sketch imbastiti alla meno peggio, è una vera e propria commedia con due personaggi - ci dice Nino Formicola -. E’ divertente, ma non è banale”.
Un accenno alla trama?
“Io e Andrea siamo due ex attori comici che si sono stufati di aspettare il passaggio televisivo. Io ho aperto addirittura un bar. Poi si presenta un produttore che ci propone di tornare in tv e di trovare una buona idea per un nuovo spettacolo e un nuovo format. Ma Gaspare non ne vuole più sapere, neppure quando io gli porto il suo vecchio impermeabile. Poi il format viene trovato, ma ci avvisano che è stato cambiato il palinsesto e che noi dobbiamo fare l’Isola dei Famosi. Il resto lo scoprirà chi viene a vederci al Cristallo”.
Anche nella realtà non avete ottimi rapporti con la televisione!
“Per forza, non ci sono spettacoli per noi. C’è un bel varietà? Una volta la televisione era il punto d’arrivo per qualsiasi attore o cantante o musicista, era il segno tangibile del successo. Adesso è tutto il contrario: in televisione si va per iniziare una carriera. Molti vengono sbattuti allo sbaraglio con le conseguenze che tutti noi conosciamo. Noi francamente non potremmo fare un reality. Anche se alcuni sono fatti bene. Si può dire quello che si vuole sulle trasmissioni di Maria De Filippi, ma lei è brava e li fa bene. Lo stesso si può dire di Anno Zero di Santoro. Ma noi lì non c’entriamo niente”.
Ci sono delle battute o dei momenti particolari in cui il pubblico ride di più?
“Lo spettacolo è ormai ampiamente rodato e la gente si diverte dall’inizio alla fine. Anche quando parliamo di cose serie. Si può far ridere parlando di povertà? Noi ci riusciamo parlando degli ospizi in modo diverso, ipotizzandoli in un futuro in cui i letti saranno quelli tatami o futon, ad esempio. Diciamo che assumiamo il punto di vista del pubblico esasperando il meccanismo di identificazione. Non è proprio tutto surreale, ma potrebbe diventarlo”.
E sul futuro, c’è da ridere?
“Secondo me non c’è proprio niente da ridere. O forse dobbiamo imparare a convivere meglio con la tecnologia. Non si viveva certo meglio 150 anni fa! E’ meglio prendere un treno o un aereo che andare a cavallo. Certo non bisogna esagerare, e sperare di cuocere le lasagne... con un cellulare...”.
“Questo è uno spettacolo vero e proprio, con un inizio e una fine, una storia, la regia di Andrea, le musiche dei Los Chitarones e Andrea Arco, e una scenografia molto particolare di Pamela Aicardi. Non è il solito spettacolo costruito con una serie di sketch imbastiti alla meno peggio, è una vera e propria commedia con due personaggi - ci dice Nino Formicola -. E’ divertente, ma non è banale”.
Un accenno alla trama?
“Io e Andrea siamo due ex attori comici che si sono stufati di aspettare il passaggio televisivo. Io ho aperto addirittura un bar. Poi si presenta un produttore che ci propone di tornare in tv e di trovare una buona idea per un nuovo spettacolo e un nuovo format. Ma Gaspare non ne vuole più sapere, neppure quando io gli porto il suo vecchio impermeabile. Poi il format viene trovato, ma ci avvisano che è stato cambiato il palinsesto e che noi dobbiamo fare l’Isola dei Famosi. Il resto lo scoprirà chi viene a vederci al Cristallo”.
Anche nella realtà non avete ottimi rapporti con la televisione!
“Per forza, non ci sono spettacoli per noi. C’è un bel varietà? Una volta la televisione era il punto d’arrivo per qualsiasi attore o cantante o musicista, era il segno tangibile del successo. Adesso è tutto il contrario: in televisione si va per iniziare una carriera. Molti vengono sbattuti allo sbaraglio con le conseguenze che tutti noi conosciamo. Noi francamente non potremmo fare un reality. Anche se alcuni sono fatti bene. Si può dire quello che si vuole sulle trasmissioni di Maria De Filippi, ma lei è brava e li fa bene. Lo stesso si può dire di Anno Zero di Santoro. Ma noi lì non c’entriamo niente”.
Ci sono delle battute o dei momenti particolari in cui il pubblico ride di più?
“Lo spettacolo è ormai ampiamente rodato e la gente si diverte dall’inizio alla fine. Anche quando parliamo di cose serie. Si può far ridere parlando di povertà? Noi ci riusciamo parlando degli ospizi in modo diverso, ipotizzandoli in un futuro in cui i letti saranno quelli tatami o futon, ad esempio. Diciamo che assumiamo il punto di vista del pubblico esasperando il meccanismo di identificazione. Non è proprio tutto surreale, ma potrebbe diventarlo”.
E sul futuro, c’è da ridere?
“Secondo me non c’è proprio niente da ridere. O forse dobbiamo imparare a convivere meglio con la tecnologia. Non si viveva certo meglio 150 anni fa! E’ meglio prendere un treno o un aereo che andare a cavallo. Certo non bisogna esagerare, e sperare di cuocere le lasagne... con un cellulare...”.


