Bressanone. «Del Covid - spiega Daniel - non mi ero mai preoccupato molto visto che, da quello che si sentiva in giro, sembrava che non colpisse i giovani e che, nel caso, non provocasse grosse conseguenze». Daniel è un 22 enne di Albes di Bressanone. Le sue parole fanno parte di una videointervista a cura di Andrea Pizzini, videomaker da tempo impegnato a documentare l’emergenza Covid dall’interno dei reparti di terapia intensiva. Daniel racconta la sua drammatica esperienza di malato e miracolato.

«Tutto è iniziato il 6 dicembre scorso, quando ho iniziato ad avere la febbre e per quattro giorni sono rimasto a casa. Poi, visto che non passava, mi sono recato all’ospedale di Bressanone con mia madre e da lì in poi ho come un vuoto, non ricordo quello che mi è successo». Così inizia la drammatica testimonianza di Daniel, pubblicata su “Wellenbrecher”, il canale youtube di Pizzini. Se Daniel non è in grado di raccontare cosa sia successo in quei drammatici giorni, il ricordo di sua madre è ancora vivido e presente.

«L’ho portato al pronto soccorso di Bressanone con la certezza che in massimo mezz’ora saremmo ritornati a casa assieme, dopo avere ricevuto qualche medicina, nulla più», spiega la madre, che aggiunge: «Invece, l’ho dovuto lasciare lì. È maggiorenne, certo, ma è mio figlio». Di lì a poco è arrivata la telefonata che la madre di Daniel non avrebbe mai voluto ricevere: i sanitari le hanno comunicato la positività del figlio e la notizia che sarebbe rimasto in ospedale per un tempo indefinito. «Problemi respiratori, al cuore e ad altri organi, necessità di assistenza, insomma una serie di informazioni che faticavo a capire e che in quel momento mi hanno sopraffatta. Per questo ho iniziato a fare solo una cosa: pregare, pregare e pregare», racconta alle telecamere la madre commossa.

Nel video parla anche il dottor Marc Kaufmann dell’unità Covid 19 dell’ospedale di Bolzano, intervistato da Pizzini il 7 dicembre, il giorno dopo l’arrivo di Daniel nel suo reparto di terapia intensiva: «Il ragazzo è arrivato dall’ospedale di Bressanone presentando un quadro clinico preoccupante e con un arresto cardiaco, quindi abbiamo dovuto prima stabilizzarlo per poi ricoverarlo nel reparto di terapia intensiva», spiega il dottore.

Nel documentario si vede la madre di Daniel che riascolta in un video le parole del medico, quando per fortuna il figlio era già fuori pericolo e di nuovo in famiglia: «In quei momenti pensavo che comunque non gli sarebbe successo nulla, perché mio figlio è uno sportivo e fisicamente molto forte. Non facevo altro che pregare e accendere candele per lui. In quei momenti di incredulità, mentre Daniel era senza coscienza e attaccato al respiratore, ho parlato con i medici e con la sua fidanzata», racconta la madre, scoppiando in lacrime.

«Ogni mattina ero io a chiamare i dottori per sapere come stava andando e ogni pomeriggio erano invece loro a richiamarmi. Devo dire che, dal punto di vista professionale e umano, il reparto Covid-19 è formato da persone stupende che lavorano con amore, mi viene da dire, perché con i miei occhi ho visto come si occupavano di mio figlio con tutto l’impegno possibile».

«Il virus ha colpito in particolar modo le funzioni cardiache di Daniel e questo è un tipo di reazione che nel caso del coronavirus abbiamo visto ancora, anche se in questo caso è capitato a un ragazzo giovane, come sempre più vediamo ormai», spiega l’anestesista Julia Kompatscher nei giorni seguenti il ricovero di Daniel. Situazioni ormai all’ordine del giorno, rimarca la dottoressa nella video intervista. «La realtà è che il virus può colpire tutti e in modo anche grave, come scrivono i giornali e noi vediamo con i nostri occhi», conclude la dottoressa Kompatscher.

«Dopo qualche giorno è arrivata la telefonata che aspettavamo, ovvero che il mio Daniel si era stabilizzato e si poteva iniziare con i trattamenti specifici contro il virus. Alla fine si è svegliato dal coma», ricorda la madre ancora visibilmente shoccata dall’esperienza vissuta.

«Un giorno mi sono svegliato senza sapere cosa fosse successo nei giorni precedenti e nemmeno che fossi a Bolzano e non a Bressanone», spiega Daniel. «Ci ha riconosciuti e si è meravigliato di trovarsi in un posto descritto come un’astronave popolata di astronauti, poi abbiamo parlato assieme con quel rumore delle macchine che tengono in vita le persone a fare da sottofondo», commenta la madre, mostrando un leggero sorriso sul viso. «Ero lì in quel letto, con tutti quei tubi e tanti pazienti attorno a me che si lamentavano», racconta Daniel nell’unico ricordo di questa drammatica esperienza che ha colpito un 22enne nel pieno del suo vigore.