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BRESSANONE. «Sa cosa penso del downhill? Che è giusto realizzare, in linea di principio, dei percorsi dedicati per bici per evitare che ognuno decida poi di fare ciò che vuole fregandosene delle regole»: a parlare è Klauspeter Dissinger, presidente dei protezionisti altoatesini (il Dachverband), che affronta il tema da più punti di vista.
Ma le bici che sfrecciano a tutta velocità a fianco dei sentieri per escursionisti - spesso in zone protette - non possono rappresentare un problema?
«Sulla Plose, ad esempio, per tutelare un paio di specie di volatili protetti si è deciso di cambiare tracciato. L’attenzione è stata massima: la Forestale e le associazioni ambientaliste sono state coinvolte. E la valutazione di impatto ambientale, poi, è stata positiva. Ma devo aggiungere una cosa...».
Prego...
«Spesso molti praticanti di downhill se ne fregano delle regole e vanno nel bosco. Anche sulla Plose. Questo comportamento, oltre a disturbare i confinanti, non è in linea con il rispetto della natura. E andrebbe sanzionato. La deregulation spinta non va bene: chi fa il furbo deve essere multato. Sempre. Servono norme severe».
Linea dura con chi sgarra?
«Certo, bisognerebbe mettere più cartelli per far capire in modo chiaro quali sono le zone di divieto. Non devono esserci zone d’ombra e non si possono tollerare comportamenti ambigui».
Il downhill, quindi, può diventare un problema...
«Sì, certo. Bisogna fare un’opera continua di sensibilizzazione, in modo tale che nessuno possa poi dire “non lo sapevo...”».
La Plose, tutto sommato, è un modello?
«Diciamo che è un compromesso accettabile. Altrove va molto peggio».
A che zone si riferisce?
«Penso ad esempio alla val Gardena e alle mire degli albergatori...»
Costa stanno progettando?
«È stata affidata ad un’azienda canadese una mappatura completa della zona tra Selva e Santa Cristina. Gli ambientalisti sono stati ignorati. Il rischio è di passare dalla montagna come zona ricreativa alla montagna come parco divertimenti. E sarebbe davvero inaccettabile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ma le bici che sfrecciano a tutta velocità a fianco dei sentieri per escursionisti - spesso in zone protette - non possono rappresentare un problema?
«Sulla Plose, ad esempio, per tutelare un paio di specie di volatili protetti si è deciso di cambiare tracciato. L’attenzione è stata massima: la Forestale e le associazioni ambientaliste sono state coinvolte. E la valutazione di impatto ambientale, poi, è stata positiva. Ma devo aggiungere una cosa...».
Prego...
«Spesso molti praticanti di downhill se ne fregano delle regole e vanno nel bosco. Anche sulla Plose. Questo comportamento, oltre a disturbare i confinanti, non è in linea con il rispetto della natura. E andrebbe sanzionato. La deregulation spinta non va bene: chi fa il furbo deve essere multato. Sempre. Servono norme severe».
Linea dura con chi sgarra?
«Certo, bisognerebbe mettere più cartelli per far capire in modo chiaro quali sono le zone di divieto. Non devono esserci zone d’ombra e non si possono tollerare comportamenti ambigui».
Il downhill, quindi, può diventare un problema...
«Sì, certo. Bisogna fare un’opera continua di sensibilizzazione, in modo tale che nessuno possa poi dire “non lo sapevo...”».
La Plose, tutto sommato, è un modello?
«Diciamo che è un compromesso accettabile. Altrove va molto peggio».
A che zone si riferisce?
«Penso ad esempio alla val Gardena e alle mire degli albergatori...»
Costa stanno progettando?
«È stata affidata ad un’azienda canadese una mappatura completa della zona tra Selva e Santa Cristina. Gli ambientalisti sono stati ignorati. Il rischio è di passare dalla montagna come zona ricreativa alla montagna come parco divertimenti. E sarebbe davvero inaccettabile».
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