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VIPITENO. «Un testimone autentico della storia di Vipiteno e della sua comunità", così è stato definito Giulio Todesco, 85 anni, (nella foto, con l’attestato in mano, insieme al vicesindaco Cola, Gasteiger e Coppola) insignito del titolo di "Cronista onorario della Provincia di Bolzano» per i suoi meriti nel campo della cronaca locale e dell'impegno civico. Un riconoscimento che celebra non solo un uomo, ma un intero modo di vivere la cronaca: con passione, dedizione e amore per la propria comunità. Per la maggior parte della propria esistenza, Todesco ha portato avanti il proprio impegno nella politica locale e nell'associazionismo sportivo e culturale - dando conto dei principali eventi anche come cronista - e a Vipiteno ha contribuito in modo rilevante allo scambio tra i diversi gruppi linguistici.
Todesco è stato inoltre tra i fondatori dell'associazione Cronica, costituitasi a Vipiteno nel 2011 e, nel progetto di storia di comunità Vipitenesi, che ripercorre le vicende delle famiglie italiane arrivate in Alta Val d'Isarco dagli inizi dello scorso secolo al secondo Dopoguerra, ha contribuito in modo determinante alla raccolta di documenti fotografici e di testimonianze, prodigandosi per la pubblicazione e per la diffusione di un lavoro editoriale inedito nel panorama altoatesino e particolarmente significativo per il coinvolgimento della cittadinanza.
Nel palazzo della Provincia, alla presenza dell'assessore Philipp Achammer, dei vertici di Sovrintendenza e Archivio Provinciale e di un'ampia rappresentanza di cronisti provenienti da tutta la provincia, Josef Gasteiger e Roland Thaler - cronisti responsabili del comprensorio dell'Alta Val d'Isarco - hanno ripercorso le maggiori tappe di Giulio Todesco, dal suo arrivo a Vipiteno nel 1947 al suo percorso professionale nelle Poste, iniziato come portalettere e concluso come direttore dell'ufficio postale di Trens. Il premio è stato ritirato dal figlio Maurizio ed è stato consegnato a Giulio Todesco, replicando a domicilio una piccola cerimonia cui hanno partecipato il vicesindaco Fabio Cola, il presidente dei Cronisti di Vipiteno Gasteiger e Ciro Coppola, cronista e consigliere comunale.
Signor Todesco, come ha accolto la notizia di questo riconoscimento da parte dell'associazione provinciale dei cronisti?
Con grande emozione e riconoscenza. Non mi aspettavo un riconoscimento di questo tipo, perché ho sempre vissuto il mio impegno come qualcosa di naturale, legato all'amore per la mia comunità. Sapere che altri lo abbiano ritenuto meritevole di un premio è una grande soddisfazione.
Lei è arrivato a Vipiteno nel 1947. Che ricordo ha di quel periodo?
Ero un ragazzino, la mia famiglia proveniva da Solagna, in provincia di Vicenza. L'Italia stava uscendo dal Dopoguerra, e anche Vipiteno, come tutto l'Alto Adige, viveva un momento di ricostruzione. Ricordo la solidarietà semplice di quegli anni e la voglia di ricominciare, quel contesto ha sicuramente plasmato il mio senso civico e il mio desiderio di partecipare alla vita della città.
Il suo percorso professionale è cominciato nelle Poste, giusto?
Sì, ho iniziato portando la posta in bicicletta nelle valli e ho concluso la carriera come direttore dell'ufficio postale di Trens. Quell'esperienza mi ha permesso di conoscere la gente, le loro storie, le difficoltà e i successi di tante famiglie. In fondo, anche da lì è nata la mia passione per la cronaca: ascoltare, osservare, raccontare.
Accanto alla professione, lei ha dedicato molti anni all'attività politica e associativa, vero?
Sì, per una ventina d'anni ho fatto parte del consiglio comunale, ricoprendo più volte il ruolo di assessore alla scuola e alla cultura. Ho vissuto intensamente la vita delle associazioni, avendo avuto anche la fortuna e l'onore di presiederne alcune come l'Upad, l'Ana e il Cai. Ritengo che il volontariato e l'impegno civico siano fondamentali per la convivenza tra i gruppi linguistici e per la crescita culturale della nostra comunità.
È stato anche tra i fondatori dell'associazione "Cronica" e autore e promotore di importanti pubblicazioni.
In occasione dei 100 anni di sport associativo a Vipiteno, avevo contribuito alla pubblicazione di un volume con immagini e cronache storiche. Nel 2011, quando è stata fondata l'associazione Cronica, non ho avuto dubbi nell'aderire fin dal principio. In quel periodo, assieme all'amico Ciro Coppola abbiamo scritto un libro sulla storia dei primi 70 anni dell'Ana di Vipiteno e, in quel contesto, abbiamo maturato l'idea di un progetto di memoria cittadina molto più ampio, diventato poi "Vipitenesi", un volume che racconta la storia delle famiglie italiane arrivate a Vipiteno dagli inizi del Novecento fino al secondo Dopoguerra. Sono progetti che restituiscono alla comunità la memoria delle sue radici.
Lei è stato anche corrispondente per alcuni giornali.
Sì, ho collaborato prima con L'Adige e poi con Il Mattino. Raccontare la quotidianità di Vipiteno, piccole e grandi notizie, è stato un modo per dare voce alla nostra realtà locale, spesso poco rappresentata a livello provinciale.Il suo lavoro è stato definito "una testimonianza viva della convivenza tra i gruppi linguistici a Vipiteno".
Cosa significa per lei?
Significa molto. Ho sempre creduto nel dialogo, nel rispetto reciproco e nella collaborazione tra i gruppi. Vipiteno è una città dove la convivenza è possibile e si concretizza quotidianamente e se il mio impegno ha contribuito anche solo un po' in questa direzione, allora sento di aver fatto qualcosa di utile.
Guardando indietro, quale momento considera più significativo del suo percorso?
Forse proprio la pubblicazione di "Vipitenesi". Quel libro è un ponte tra passato e presente, un modo per ricordare chi siamo e da dove veniamo. Un altro traguardo molto importante per me come assessore è stata l'istituzione della biblioteca civica bilingue, la prima in Alto Adige. Ma, più in generale, mi porto dentro ogni esperienza, dalle Poste alla politica, dal volontariato alla cronaca: tutti tasselli di un'unica storia.
E oggi, da "cronista onorario", che messaggio vuole lasciare ai giovani?
Di essere curiosi, di ascoltare e di non smettere mai di interessarsi alla propria comunità. La cronaca non è solo raccontare i fatti, ma capire le persone, le relazioni, il senso di appartenenza. È questo che tiene viva la memoria di un luogo.


