BRESSANONE. È stata perfezionata l’acquisizione del ramo d’azienda della lavanderia Bolognini M&S srl di Bressanone da parte della Servizi Italia di Arco. Dopo il pre accordo sottoscritto a inizio settembre, l’operazione è stata conclusa l’altro ieri, 1° ottobre. Per i sindacati è la conclusione della storia dell’azienda fondata all’indomani della Seconda guerra mondiale dal capostipite Mario, per l’amministratrice unica Barbara Bolognini è la “salvezza: abbiamo salvato il nome Bolognini, salvato il lavoro decennale della mia famiglia, abbiamo salvato il lavoro dei dipendenti e salvato i valori dei nostri clienti”.

Si va ad Arco, l’azienda (spiega ancora Barbara Bolognini) “sta definendo l’affitto di un capannone a Varna per ospitare i servizi logistici”, l’area in zona industriale a Bressanone (circa 6 mila metri quadrati) e quanto resta dello stabilimento distrutto dall’incendio dello scorso maggio sono ancora in attesa di un futuro, con perizie e valutazioni che devono percorrere il loro iter.

Intanto, Servizi Italia “avvia una diversificazione della propria attività nel settore del lavanolo di elevata qualità per strutture private del turismo del nord-est italiano e stima - si legge nel comunicato che ha ufficializzato l’acquisizione - di poter incrementare il proprio fatturato su base annua di circa 5,3 milioni di euro, pari ai ricavi registrati nel corso del 2017 dal ramo d’azienda”. Ramo d’azienda che comprende “il portafoglio clienti, i dipendenti, i debiti verso dipendenti, la biancheria e i prodotti tessili, i carrelli utilizzati per il trasporto biancheria, il marchio, i contratti con i fornitori di trasporto e l’avviamento”.

Nell’elenco, la voce “dipendenti” è quella attorno a cui si sono già animate le discussioni. “Le perplessità - corregge il segretario provinciale tessili Cgil Stefano Parrichini - La Bolognini aveva picchi stagionali di 70/80 occupati, 32 erano al momento quelli stabili e fra loro due hanno trovato soluzioni alternative, mentre nove ci hanno già comunicato l’indisponibilità al trasferimento ad Arco. Del resto, valutati distanza (oltre i 50 chilometri) e tempi di percorrenza con i mezzi pubblici (oltre gli 80 minuti) con il licenziamento scattano gli ammortizzatori sociali e il trattamento di disoccupazione”.

“In venti - replica Barbara Bolognini - si sono già spostati e l’azienda è disposta ad assumere chi vuole lavorare, chi può trasferirsi”. Per i dipendenti che non potevano e non possono, riprende l’amministratrice, “mi sono mossa in tutti i modi: ho organizzato colloqui di lavoro o ho trovato un’occupazione. Di più non potevo fare”.

“Di più” voleva dire ricostruire o comunque ricominciare a Bressanone: “Impossibile - è sicura Bolognini - Se avessi deciso, se avessimo deciso di restare qui, adesso saremmo tutti a casa. Il connubio con Servizi Italia, invece, sono convinta che porterà molto a tutti, a cominciare da chi vuol lavorare e anche ai clienti”.

Parrichini la vede in modo diverso e conta da trenta a settanta “i posti di lavoro persi a Bressanone”. Numeri che diventano ancora più grandi se “guardiamo agli ultimi due anni e agli svariati casi industriali, da Autotest a Lana a Thun di Bolzano all’ex Memc a Sinigo, che hanno portato a dire addio a circa 300 posti di lavoro in Alto Adige”.

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